Il blog di Mirella Marabese Pinketts

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Mi presento, mi chiamo Mirella Marabese Pinketts e sono la Presidente dell’Associazione culturale Andrea G. Pinketts.

Benvenuti a tutti voi che darete lievito alle mie parole dove è dominante l’emozione.

Sì, sono la madre di Andrea Pinketts. Al suono di questo nome vedo la maggior parte di voi trasalire. Un nome conosciuto e diffuso. La genialità non è ascoltare, interessati, incuriositi, all’eco di questo messaggio perchè è tale e non è un comunicato.



La gentile Manuela mi ha fatto un dono inatteso

Il mio incontro (scontro) con Andrea Pinketts avvenne alla Feltrinelli di Corso Vittorio Emanuele. Ero emozionatissima di incontrarlo, era con il direttore del negozio che faceva gli onori. Se non che, la mia migliore amica si girò ed esclamò ad alta voce: "Manu, guarda, c'è il commentatore dell'Isola Dei Famosi!". Se avessi potuto, mi sarei scavata una fossa da sola, ci scambiammo uno sguardo imbarazzato in una sospensione temporale surreale, ad un certo punto Pinketts scoppiò a ridere e si rivolse al direttore: "Io, il più grande scrittore noir in Italia, passerò alla storia come commentatore di Adriano Pappalardo!".

(Manuela Rigoli) –commento al post FB – 23 febbraio 2021

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La gentile Manuela mi ha fatto un dono inatteso. Nelle sue parole ho sentito lo scrosciare della risata di mio figlio. Non era il caso di ridere ma lui era una persona tollerante che con molta classe non si stupiva delle lacune intellettuali della tua amica; è comprensibile il tuo giustificato imbarazzo. Scambiare il grande scrittore (lo era già allora) per un commentatore di Pappalardo, senza nulla togliere a questo, oltrepassava il senso della carenza di interessi culturali. Con gli amici, come diceva Goethe, è preferibile che ci siano affinità elettive altrimenti lo stare insieme è un soliloquio. Grazie gentile Manu di aver rievocato questo episodio e soprattutto della tua emozione nell’incontrare l’autore geniale e di gran classe, te ne sono grata.


Il libraio di Altaforte Edizioni racconta...

Buongiorno, un piccolo omaggio verso chi, in un mondo di scrittori da strapazzo, aveva realmente il senso della frase.

Lorenzo Baccano - Messanger 03 Febbraio, 2021

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CARTASTRACCIA

Il libraio di Altaforte Edizioni racconta..

Capitolo 50 – Andrea G. Pinketts

Io sono un ex picchiatore, ex. L’ultima è di ieri sera. Io continuo a perdonare attraverso la vendetta.

Se Fred Buscaglione fosse nato a Milano avrebbe scritto romanzi noir e se fosse nato nel 1960 e non morto proprio agli albori di quel decennio avrebbe fondato, nel 1991, la scuola dei duri. In pratica si sarebbe chiamato Andrea, avrebbe avuto origini trentine e irlandesi ed il cognome avrebbe risposto al nome di Pinketts. Con una G., rigorosamente puntata, nel mezzo. Un G. dal sapore di Genio.

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 Scott Fitzgerald disegnò un abito fatto di parole sulla pelle di Pinketts:

Fatemi vedere un eroe e io vi mostrerò una tragedia

Aveva il senso della frase il meneghino, il suo alter ego fatto di inchiostro e carta, Lazzaro Santandrea, che venne fuori dalla penna geniale – non genialoide ricorda mongoloide, citazione sottovoce, ma non troppo, nello studio di Gigi Marzullo – e dall’odore sigari e alcool consumato sul naviglio ambrosiano in quel de Le Trottoir. Chi scrive ha passato alcune notti con Andrea G. Pinketts, nella Milano da bere fuori tempo massimo, quella degli anni ’10, sbiadita rispetto alle luci accecanti degli ’80. Le parole fluiscono, come quando durante una rassegna letteraria in Francia la sua stanza di hotel prese fuoco (sigari, ça va sans dire), mentre il bagno si allagava (il rubinetto aperto ed una telefonata, una lunga interurbana). Fuoco e acqua insieme.

Il conto dell’ultima cena – da cui prende il nome uno dei suoi testi più celebri, uscito in Francia con il titolo La Madone Assassine _ lo ha pagato fino all’ultimo centesimo. Scrittore sociale, l’introspezione dei gialli come denuncia verso la società, che non ha mai dato particolari garanzie, ma, del resto, non sono mai stato un televisore a colori.
Parole in libertà che diventano verità e bugie. E le bugie, alla fin fine, sono regali, mentre le verità si pagano fino all’ultimo centesimo.

Di Lorenzo Cafarchio

https://altafortedizioni.it/cartrastraccia-pinketts/

 

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In una libreria

“Cartastraccia” e l’odore mi sale alle narici e al cuore, donandomi un’emozione immediata. Si respira cultura anche se come scrive Lorenzo Cafarchio, molti, troppi  libri, sono pagine che si susseguono ed esprimono “il vuoto”.

Andrea ha pagato fino all’ultimo, fino allo spasimo, il conto dell’ultima cena con il suo senso della frase e le parole che affluivano dalla sua penna vorace, talvolta limpida, talvolta luminosa, tortuosa, irriverente, cinica, sentimentale.

I suoi libri, le poesie, le presentazioni, donavano davanti a tutti, gli aspetti della vita, lasciandoci affascinati dalla maestria magica delle parole che fluivano come un gioco anzi giocavano fra loro come le esigenze di un fanciullo. Io, sua madre, le inseguivo immergendomi in quel mondo fatato, assorbendone il contenuto, i messaggi, le considerazioni, talvolta amare, talvolta ilari e sempre tali da lasciare il segno.

Io, a mia volta, leggendo diventavo fanciulla e mi abbeveravo di quella cultura del cuore, di quelle storie che vagavano al di sopra di noi, lasciandoci una curiosità colorata di personaggi drammatici, qualche volta comici.

Le vicende, qualche volta, dei suoi personaggi ci facevano sorridere anche ridere. Ridere, è così difficile.

Eri piccola così. Andrea era il doppio di Fred che nella sua musica esprimeva sorridendo con un sorriso malandrino la sua malinconia del vivere senza Fatima, il suo amore perduto.

Guarda che mare, guarda che luna (Fred Buscaglione), quella luna che avrebbe urlato i loro sogni,  a Torino, a Milano e a Le Trottoir, dove tu, Lorenzo, godesti con Andrea un’atmosfera nutrita di cultura, di fumo, di sigari, di bicchieri (o bottiglie) dove Bacco era complice godereccio.

E’ complice universale Fitzgerald  che con la sua tenerezza della notte disegna faville di grande letteratura in America ma arriva anche a Milano nelle librerie, nelle bancarelle, nei giornali, dove Pinketts troneggia.

Andrea era distratto, il suo pensiero era sempre “altrove”. In Francia, nella sua stanza d’albergo, lasciò sul letto il suo sigaro acceso. Divampò un incendio. Dimenticò di chiudere i rubinetti del bagno; l’acqua fluì provocando una contenuta inondazione. L’autore si trovava nella piazza dove in una rassegna stampa era stato invitato a parlare e a presentare il suo libro “Il conto dell’ultima cena” tradotto in Francia con il titolo “La madonna assassina”, ignaro di quanto era accaduto. Il sindaco gli diede simbolicamente "le chiavi della città" mentre la stanza d'albergo andava a fuoco e si allagava nello stesso momento!

Gli fu conferita nel 2006 l’al­ta onorificenza di Cavaliere al Merito Culturale della Repubblica Francese, così commenta­ta da Andrea: “Nemo propheta in Pinketts” .

Fuoco e acqua. Grazie, Lorenzo, la dea degli artisti che si esprime comunque e dovunque si erige, superba.

A Roberto Brivio

Le farfalle nascondono il segreto di Andrea e Roberto

L’anima di Roberto Brivio voló via leggera, un po’ disorientata dalla nuova dimensione. Le sembianze fisiche, alle quali apparteneva, le avevano dato gloria, entusiasmo, l’amore della gente, la fama. Anche la polvere del palcoscenico, denso di applausi, riconoscimenti, emozioni, le era stata cara.

Oggi c’era silenzio di nebbia.

L’anima era ostinatamente seguita da una farfalla che le  aleggiava intorno come volesse impossessarsi di lui: il gufo, il creatore, l’attore, l’artista, il cantore.

L’anima era disorientata, la nuova dimensione la intimoriva.

Nel volo, la polvere colorata e delicata che copre le ali delle farfalle, custodiva gelosamente le vite passate delle creature.

Talvolta, le ali delle farfalle che sembravano fate mosse da un venticello invisibile, perdevano la loro polvere dorata e luminosa.

L’anima del gufo che pure conosceva intimamente i prodigi del creato, ne era attratta come un amore nuovo e sconvolgente.

In fondo, quel silenzio gli parlava.

Fisicità: i grandi splendori, come i miracoli della metempsicosi, l’avevano assorbito, colorandolo di sgargianti colori.

La farfalla la seguiva, disturbata, appena un poco da un venticello mosso dalle nuvole come sempre celesti immagini del creato e sempre curiose di quanto avviene nelle loro arcaiche dimore.

Il vento mosse le ali della farfalla. I colori si dispersero formando una nube che pareva nascondere un segreto, era l’anima del gufo che era trasfugato dopo tanto splendore nel cosmo, complice e vittorioso.

La materia può trasformarsi e annullarsi ma la spiritualità resiste e vince alle minacce della fisicità che è solo un involucro, anche se prezioso, anche se molto amato, del nostro artista meneghino.

Mi piace pensare leggendo con profonda commozione, quanto scritto da Roberto in occasione dell’addio a mio figlio, il suo desolato racconto nella loro artistica e umana amicizia che ebbe il suo apogeo nella commedia ‘Pericle principe di Tiro’ che ebbe grande successo.

Mi piace pensare anche per colmare il vuoto lasciato dal suo commiato che la sua anima trasmigrata in una farfalla abbia vicino un’allodola canterina, vicina a Roberto, per riconoscersi.

I due artisti, preziosi nel nostro ricordo, sono avvolti con fervore tutto meneghino.

La nostra madonnina sorride orgogliosa e divinamente partecipe.

Il passo e breve, il cielo non ha confine.

26 gennaio 2021

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Di Roberto Brivio:

Noi solo possiamo raccontarci del periodo in cui hai accettato di fare l’attore nella commedia Pericle Principe di Tiro al Teatro Ariberto.

Non sapevo a chi affidare la parte di Gower, in funzione di coro, quando Grazia Maria Raimondi, aiuto regista, mi ha suggerito il tuo nome. Ci siamo visti. Ti ho spiegato che volevo un racconto in mezzo al pubblico. Abbiamo convenuto che tu, in borghese, commentassi gli avvenimenti alla maniera di un professore che tiene la lezione in una classe di 260 persone.

E tu, sicuro, hai concionato per quasi un mese di repliche, non tenendo conto, a volte, del copione. Da quel tempo, nelle varie presentazioni e conferenze stampa hai sempre detto “Con Brivio ho reinventato Shakespeare.” E’ vero. Il professor Andrea G. Pinketts più che il narratore di una commedia del ciclo avventuroso di William Shakespeare è stato il creatore di un nuovo testo. Avvincevi il pubblico come nelle presentazioni dei tuoi libri, come quando lo appassionavi nelle conferenze pubbliche o come osservatore nei programmi televisivi. Personaggio gradevole? Sempre. Anche quando tenevi banco nei locali in cui agivi da protagonista invitando amici, letterati, artisti e…modelle. E il Trottoir di piazzale XXIV Maggio, nel quale avevi installato il tuo ufficio e scrivevi a mano i romanzi, ti piangerà come le numerose persone che ti hanno capito e amato. Ciao.

(fonti)

A Philippe Daverio

Piove. Philippe Daverio è immerso nella contemplazione dei prodigi umani e letterari di Andrea G. Pinketts.

Daverio è più di un artista. Quasi sempre gli artisti sono immersi egoisticamente nel loro immaginario creativo. Daverio è generoso, sublime nel raccontare di mostre non visitate, di libri non letti, di film non visti. Capita talvolta ma le mostre che lui ha curato sono un’emozione: i quadri si animano, il pubblico segue le parole del maestro divulgatore d’arte, grande critico che sa dare vita ai quadri e catturarne l’immagine autentica e artistica nel senso più nobile della parola.

Un grande studioso, è stato anche Assessore alla Cultura.

Il suo patrimonio culturale crebbe con la sua curiosità artistica che avvince il pubblico.

Eri, Philippe, anche grande ammiratore di Andrea che mi ha sempre parlato di te con entusiasmo, perdona l’irriverenza, forse imitandoti, almeno nell’eccentricità e nella sicurezza, quando esibivi le tue mise, dove e comunque con chiunque.

Ho parlato di te al presente, anche tu non puoi esser andato via, almeno dal nostro ricordo dolente. Mi piace ricordare dove ci si incontrava talvolta al trottoir dove io mi recavo non frequentemente a colazione ospite della mia sorellina cosmica Michelle e alla sera raramente. Tu, da signore attento, avevi un rapporto con una signora non più giovane, forse consapevole del mio ruolo di madre. Mi baciavi la mano e ridevamo insieme dei miei improbabili cappelli e delle mie mise colorate. Io guardavo ammirata e un po’ costernata, i tuoi pantaloni rosa e la giacca color salvia, magnifico accostamento armonioso però un po’ troppo visibile. D’altra parte sui miei teatrali cappelli, mandavano il loro fulgore delle rose gialle, rosa, verdi. Ridevamo delle nostre stramberie.

Le mise di Daverio hanno sempre qualcosa di eccentrico: i papillon, i gilè, Ie pochette. In definitiva, lui, Andrea ed io ci somigliamo.

Mi sovviene un ricordo. Eravamo, naturalmente, a Le Trottoir e festeggiavamo qualcosa, forse natale, forse capodanno, forse il mio compleanno. Tutti i miei compleanni li ho passati a Le Trottoir. Michelle mi donò una stola di marabù rosa shocking, io me la avvolsi intorno alle spalle, era morbida come una carezza, era una carezza. Le piume della stola si muovevano come palpiti di amicizia, di fraternità, di complicità. Daverio mi guardò o forse guardò le piume e disse - come t’invidio - e ridemmo insieme delle nostre estrosità estetiche, dei nostri essere osé.

Quest’ammirazione era condivisa ed era patrimonio estetico anche di Andrea. Eravamo uniti da queste stramberie e dalla complicità intellettuale e artistica.

Ti rividi qualche volta a Brera in occasione delle tue mostre che come sempre stimavano furor di popolo. Tu mi dimostravi un particolare ossequio che incuriosiva il pubblico e sentivo i loro, ben educati, sommessi -chissà chi è quella signora-. Per Daverio e per gli altri ero la mamma di Andrea.

Non ti rividi mai più, tu non sei andato via.

26 gennaio 2021

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andrea-pinketts-amira-munteanu_lowjpg(Fonti immagini)

La poesia " A.G.P."

Buongiorno ,
le poesie fanno parte di due mie raccolte.
La poesia " A.G.P." è formata da alcuni titoli dei libri di Andrea e si trova nella raccolta "Ricognizioni' uscita quest'anno .
"Chissà se", invece, si trova in "Arrivi e partenze" del 2017 .
Ho visto la mamma di Pinketts ad alcune presentazioni dei libri del figlio e non posso nemmeno immaginare il suo dolore.
Il Pinketts una sera presentò un'altra mia raccolta di poesie nel suo covo di Piazza XXIV maggio senza che me lo aspettasi e per me fu una bellissima sorpresa.
Andai ad ascoltarlo in anni precedenti anche a "Le trottoir", dove spesso insegnava come studiare un fatto di cronaca.
Ricordo Paolo Ornaghi che spero gli sia rimasto amico.
Una grande perdita per i tanti amici, per tutta la città e per il mondo del noir .
 Milena Tagliavini – 14dic.2020 

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Io sono nata e cresciuta con la poesia, in un’atmosfera, in un modo di sognare e di vivere dove regna sovrana, mia compagna fedele che mi ha permesso di affrontare con dignità la perdita di Andrea.

La realtà è sempre deludente, ha colori grigi, avvolti nella nebbia del quotidiano.

Oggi non potevo, avendo avuto da lei questo dono così delicato, affine a quel mondo nel quale mio figlio ha respirato e nutrito la sua sensibilità, la sua grandezza.

Oggi ho avuto da lei questo dono che è la certezza, il suo mondo fatto di profonda umanità, di cultura e generosa fraternità, comunica con tutti noi che lo abbiamo amato.

Il mio dono oggi per lei ha il colore dell’autunno nel quale io, dolorosamente consapevole, le offro con amore materno, un dono a mia volta.

Pongo alle sue spalle una figura eterea vestita di veli che hanno i colori smaglianti per il suo futuro.


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Andrea G. Pinketts sapeva essere amico delle donne

Andrea G. Pinketts sapeva essere amico delle donne. Dietro la sua scrittura incisiva e sanguinolenta c’erano gli occhi verdi di uno scoiattolo impaurito. Era un insospettabile timidone, forse è per questo che delle donne era solo un buon amico; compresa sua madre, che era quella del cuore. Credo di essere stata una sua amica, anche se non ci siamo mai scritti TVB su whatsapp. I veri amici sono quelli che non creano legami ossessivi e che comprendono i motivi degli umori cangianti. Ci conoscemmo per caso, cinque anni fa, durante un vernissage di design in Corso Garibaldi. Io, arrivata a Milano da appena una settimana, mi guardavo attorno incuriosita, già travolta dalle possibilità; lui, nativo e radicato alla sua città, entrò in quel negozio luminoso con il suo berretto a scacchi, il giubbotto all’Ispettore Derrick e un sigaro spento nell'angolo della bocca. “C’è Pinketts, c’è Pinketts” iniziò a mormorare la gente, “e chi è Pinketts?” chiesi a una signora in pelliccia senza accorgermi d’averlo fatto ad alta voce, “lo scrittore, quello famoso” rispose lui, scherzoso, alle mie spalle. Ammisi dispiaciuta che non lo conoscevo mentre la signora gli disse che lo seguiva in TV quando presentava il programma Mistero. Gli vidi fare un ghigno infastidito, capì subito che voleva essere riconosciuto come scrittore e non come personaggio televisivo, ma la signora gli chiese l’autografo, e il selfie e gli fece una domanda inopportuna sbattendo le ciglia come un cerbiatto. Lui, intanto, si accorse delle mie mani macchiate di vernice acrilica “vedo che dipingi” disse incuriosito, “sì, sono un’imbianchina”. Fece una risata contagiosa e ci dileguammo dai festeggiamenti come se fossimo due vecchi amici. Iniziammo a camminare senza meta, mi chiese di mostrargli le foto dei miei quadri e così tirai fuori il mio iPhone. Guardò con attenzione ogni foto e lo vidi imbambolarsi davanti a un piatto di spaghetti che si trasformava in limoni e non si aspettava che il vino potesse diventare umano dopo essere stato versato da una brocca. “E’ un genere innovativo” commentò energico, “se fosse un libro, sarebbe un genere horror che sul finale si trasforma in fantasy per bambini… e comunque il termine che più si avvicina alla tua arte è Pop”.  “No” intervenni secca, “è Pup, Pup come Pupazza”, e lo feci ridere un’altra volta. La passeggiata continuò in un turbinio di battute e così gli confidai anche delle mie poesie, “ma io chiamo le poefesserie, sai… niente di serio” lo avvisai. “Dai, dimmene una, ti dirò bocciata o promossa” disse lui tra il divertito e il serio. Così, attraversammo Corso Como e gli recitai la prima che mi venne in mente: “Se anche tu cambi spesso opinione e ti senti sempre un coglione nel senso che cogli l’anima di tutti e dipingi i frutti senza mangiarli mai, allora sei come me”. Vidi il volto di Andrea illuminarsi, “ma è una poefesseria bellissima, promossa” disse con entusiasmo, mi parve quasi di vedergli fare un saltello, “voglio sentirne un’altra”. Felice, mi tuffai a pesce nella seconda poefesseria: “Esattamente nella mia mente non so cosa c’è, considero umano il cavallo e medicina la lattuga che in fuga dalla melanzana s’innamora del tuo pollice soffice” e si ritrovò con il pollice tra le mie mani, avendoglielo afferrato con la forza. Andrea smise di camminare, mi guardò dritto negli occhi e disse “sto ascoltando delle cose geniali come la mia G”. “Che vuoi dire?” Quale G?” chiesi curiosa, “quella del mio nome d’arte, Andrea G. Pinketts, la G sta per Genio” rivelò con una punta di orgoglio. Quella parola, chissà perché, mi fece quasi paura. Ricordo che borbottai un po’, non lo sapevo di essere un genio… arrivammo in piazza Gae Aulenti che mi ordinò di convincermene, altrimenti un giorno mi sarei potuta perdere. Da quella lunga passeggiata ne sono seguite altre, almeno una ogni mese. Lui amava camminare, l'automobile vista dai suoi occhi doveva essere un salotto scomodo e antipatico. “Come si fa a guardare Milano da dietro un finestrino?” diceva con gli occhi avidi di dettagli mentre passava da un marciapiede all’altro. Una volta camminammo talmente tanto che le unghie dei miei poveri piedi cominciarono a sanguinare. Così entrammo in una farmacia per comprare dei cerotti e mi aiutò a tamponare le ferite. “Dai, su, non è niente” m’incoraggiò “continuiamo a camminare”. Avrei solo voluto prendere un taxi ma gli lanciai una parolaccia e lo accontentai. La sua compagnia era troppo piacevole per dirgli di no. Con lui mi divertivo, tornavo a casa arricchita e non svuotata come mi succedeva quando m’invitavano a quei vuoti aperitivi, ai quali, infatti, non partecipavo più. Io e Andrea scherzavamo su tutto in un continuo, pirotecnico, gioco di parole: vinceva chi faceva la battuta più simpatica, chi infilava più frasi nella lavatrice delle idee facendole diventare strofe esilaranti e melodiche. Finiva sempre che anche l’argomento più serio diventava curioso. Andrea non era soltanto uno scrittore, era lui stesso un libro: la sua mente funzionava nel surrealismo, nell’acrobatico mondo del possibilismo e credo proprio che fossimo legati dalla stessa gassosità. “Lei è figlia di un latifondista spagnolo scappato in Romania per problemi con la legge, tutto ciò che le ha lasciato, è un lenzuolo cinese molto pregiato” una volta mi presentò così a un barista che, imbarazzato, mi chiese che cosa avesse combinato mio padre di tanto grave. “Sfruttamento del lavoro minorile delle cicorie” risposi seria “sai, non era molto remunerativo fare l’addestratore di lumache”.

La Pupazza 15/12/2020

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In compagnia di Pupazza che parla dell’acrobatico mondo del possibilismo di cui mio figlio Andrea è stato pericoloso (per se stesso) e audace protagonista, impavido, coraggioso all’eccesso e sempre vincitore con quella sua aria un po’ strafottente, ammiccante, malandrina, fino ad arrivare al candore di un angelo.

Allora, da quel possibilismo mi metto al vostro fianco e cammino, cammino, come se le strade di Milano fossero asfaltate di betulle anziché di un pavé anacronistico e scomodo.

Voi mi sentite al vostro fianco, sono l’ombra amorevole che è paga di andare per queste strade silenziose, avvolte spesso dalla nebbia del mistero. E’ godere insieme a voi di un rapporto antico e puro come è l’amicizia che è riconoscersi.

Due anime che si raccontano, qualche volta divertendosi per il gioco delle parole, delle battute, del piacere di stare insieme; qualche altra volta costrette a fermarsi in una farmacia per alleviare le ferite con pomate antalgiche che alleviano la fatica del cammino per poi riprendere a riaccendersi del reciproco stupore che trasforma le cose, gli oggetti, secondo i propri voli.

Che gioia avere questo potere di avere una seconda vista, un secondo tatto, una visione magica di quello che appare di un quotidiano noioso, scontato, come bere un prosecco o uno Spritz, in un’atmosfera di parole inutili, avvolte nella nebbia. Che noia trascorrere le ore con un sorriso obbligatorio sulle labbra.

Meglio camminare, scoprire e inventare quello che dà luce alla nostra anima.

In questa lunga passeggiata, tu, Pupazza, hai dato a mio figlio, ai suoi libri, ai suoi prodigi letterari, al candore della sua eclettica personalità, la fisicità della sua presenza. Grazie.

Pupazza, vorrei con te continuare questa passeggiata, avvolta dalle scroscianti risate di Andrea, dai suoi silenzi creativi, dalla magia che tesse i suoi fili all’infinito.

29/12/2020

A Pogo

Anche tu Pogo, anche tu amico fraterno di Andrea, ci hai lasciati e il vuoto è ancora più opprimente come una porta chiusa. Due anni sono passati da quando Andrea ha preso commiato, è ieri oggi domani, però noi, i tuoi amici, non accettiamo questo tuo addio, con gli occhi dell’amore, del rispetto che tu incutevi per la tua cultura senza freni, per la tua curiosità dell’anima umana con le sue trasgressioni di cui tu e Andrea eravate ludici protagonisti con i vostri voli lucidi e consapevoli  delle vostre fragilità.


Tu Pogo il Dritto sei stato il protagonista un po’ allucinato ma sempre presente di tutti i libri di Andrea, il filo conduttore dell’amicizia che si rinnova.

Tu Pogo il dritto non starai mai in silenzio, non ti si addice.

Noi, amici, udiamo la vostra risata scrosciante le vostre voci irridenti, l’eco delle vostre verità, per questo noi sorridiamo.

Milano, 25 novembre

Mirella Marabese Pinketts

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Benvenuti nel blog di Mirella Marabese Pinketts

Mi presento, mi chiamo Mirella Marabese Pinketts e sono la Presidente dell’Associazione culturale Andrea G. Pinketts.

Benvenuti a tutti voi che darete lievito alle mie parole dove è dominante l’emozione.

Sì, sono la madre di Andrea Pinketts. Al suono di questo nome vedo la maggior parte di voi trasalire. Un nome conosciuto e diffuso. La genialità non è ascoltare, interessati, incuriositi, all’eco di questo messaggio perchè è tale e non è un comunicato.

Voi che mi leggete, voi amate la cultura in tutte le sue suggestioni, voi sapete chi è Andrea Pinketts, conoscete la sua vorace produzione letteraria, i suoi libri, il suo fantasmagorico personaggio Lazzaro Santandrea che valica tutti i confini della fantasia più sfrenata, dell’innamoramento delle parole di questa nostra meravigliosa lingua italiana che risuonava nel cervello e nel cuore di Andrea come un’amante appassionata e lo induceva a giocare con il linguaggio personale, “unico”, affermato anche in questi giorni da tutti i quotidiani.

Il grande filosofo Giulio Giorello leggeva i libri di Andrea gioendo dei significati delle storie che Andrea aveva scritto, seguendo, così dava l’impressione, con un sorriso fanciullesco, le avventure funamboliche di Lazzaro Santandrea.

Ricordo la presentazione al Salone del libro di Torino nel maggio del 2019 quando il grande filosofo recensiva e lesse, interpretò, l’ultimo libro di Andrea “E dopo tanta notte strizzami le occhiaie”. La sua voce era pienamente consapevole e intimamente commossa dalla grandezza delle parole di Andrea che esprimevano appieno il pensiero culturale, umano, filosofico, dei misteri della vita, le conflittualità con tutti i suoi dilemmi. Io lo abbracciai commosso e lui rispose al mio slancio di gratitudine esprimendo ancora, insieme all’applauso del pubblico, la sua illuminata ammirazione per l’ultimo libro di mio figlio, comunicando a tutti i lettori il senso di suspense, ilarità, umanità, cinismo, sentimento misto a uno stato d’animo, di mio figlio Andrea, nel timore di rivelare la sua fragilità.

L’Associazione culturale è nata dalla volontà di chi lo apprezzava e lo commenta oggi con nostalgia.

Questo è il nostro scopo, scriveteci, parlateci, create intorno a noi questo alone di creatività di cui, in tempi piuttosto privi di questo magnetismo culturale, siamo privi.

Diffonderemo insieme a voi la voce di Andrea, insieme supereremo l’inadeguatezza, l’indifferenza, la superficialità di chi non lo conosce.

La genialità è un dono e mi appaga del suo commiato.

Grazie di avermi letto e grazie per il futuro nel quale, noi confidiamo, darete il vostro contributo con lettere, testimonianze, episodi che daranno a mio figlio Andrea la sua visibilità letteraria, umana, culturale, carismatica.

Benvenuti anche voi che no lo avete conosciuto, viaggeremo insieme nel tempo futuro dove vivrà l’eco immortale del suo linguaggio abbagliante.