Il blog di Mirella Marabese Pinketts

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Mi presento, mi chiamo Mirella Marabese Pinketts e sono la Presidente dell’Associazione culturale Andrea G. Pinketts.

Benvenuti a tutti voi che darete lievito alle mie parole dove è dominante l’emozione.

Sì, sono la madre di Andrea Pinketts. Al suono di questo nome vedo la maggior parte di voi trasalire. Un nome conosciuto e diffuso. La genialità non è ascoltare, interessati, incuriositi, all’eco di questo messaggio perchè è tale e non è un comunicato.



AG NOIR FESTIVAL – Luglio 2021 – Andora (SV)

Ero molto giovane, allora.

Il Teatro Sociale mise in cartellone l’opera di Giuseppe Verdi “Rigoletto”.

Mio padre mi portò, per la prima volta, a teatro. Ricordo l’abito che indossavo di moiré rosa nel quale mi sentivo una principessa. L’importante è sentirsi, non esserlo.

Ero attenta ad ogni sfumatura del dramma che si svolgeva sul palcoscenico. Storie d’altri tempi. Rigoletto, gobbo buffone di corte, ha una figlia, espressione d’ingenuità e di purezza. Viene sedotta dal Duca di Mantova, e i cortigiani che si volevano vendicare dei lazzi malevoli che Rigoletto rivolgeva a loro (ma non era malanimo era il suo mestiere) ordiscono una trama diabolica ai suoi danni.

Rigoletto voleva vendicarsi del frivolo duca e incaricò un sicario perché gli fosse tolta la vita. Gilda, amando ancora il duca si sostituisce per morire al suo posto. Nel sacco che doveva contenere il cadavere del duca, c’è invece Gilda. Rigoletto apre il sacco e trova il corpo della figlia priva di vita. Si strappa un urlo di disperazione, di vendetta, tremenda vendetta: “Cortigiani, vil razza dannata”.

Io penso che il desiderio di vendetta, è un sentimento umano, come il desiderio carnale che può essere confuso con la parola amore, come la gioia, come la malinconia, come la depressione. Il rancore che fa sfociare in azioni inique, alimenta la violenza che si manifesta col bisogno di sopraffare chi ci ha offeso, umiliato, o ferito, o che ha provocato la fine della vita con il cuore spezzato, sia perché uccide, in preda ad un irruente impulso di violenza, gelosia o invidia, sia perché ha ceduto al male, insito in ognuno di noi.

L’uomo ai tempi nostri è diventato più fragile ed intemperante. La donna che non ti ama più e vuole troncare il rapporto, rapporto che ha perso il fulgore iniziale e la complicità, diventa un’ossessione che porta a tragici epiloghi.

***

La terra di Sardegna è generosa. La sua bellezza, aspra e cupa. Così io vedo nell’isola regale, ciò che accadde a Valentina Pitzalis che porta ancora i segni indelebili di un incontro tragico. Li porterà tutta la vita. La tragedia che ha vissuto, protagonista di tanta ferocia. Si sposò con Manuel Piredda ed ebbe con lui un lungo e passionale percorso vissuto in fasi alterne. Passione, turbinose violenze sopportate con amorevole pazienza. Le donne sperano sempre di poter cambiare l’uomo ma è una pura illusione. Vissero anni di presenze e assenze fino ad arrivare alla fine conclusiva, il divorzio. Questo però non spezzò il legame che avevano l’un l’altro. Ebbero altre storie ma il ricordo ossessivo, malato, li portarono a rivedersi. Lui le fissa un appuntamento, vuole rivederla. Lei sa che non uscirà indenne da quell’incontro ma la passione prevale sulla paura. Nell’incontro il suo ex marito le getta addosso una tanica di benzina e le da fuoco. Vuole incendiarla, la vuole morta e consuma la sua vendetta. L’uomo s’incendia a sua volta. Vuole la sua donna bruciata sul rogo, come le streghe dell’Inquisizione ma lei non è una strega, è una fata che riesce a sfuggire al rogo rimanendo però sfigurata portando sul viso l’orribile vendetta dell’uomo. Seguono tre anni nei quali Valentina viene indagata di omicidio volontario. Una tragedia che non finisce. Finalmente nel 2020 viene prosciolta e questa sera è qui con noi. Col tempo riuscirà, forse, ad attenuare tutto questo orrore. Onore a te, fata del coraggio.

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I delitti premeditati sono più orribili di quelli dettati dall’impulso, dall’amore, dalla gelosia, o da rivalità sociali o economiche. C’è una storia d’amore fra un uomo, principe del successo e del potere economico, e una donna, bella, raggiante della posizione ottenuta malgrado le sue origini modeste. Vivono un amore fatto di successi mondani, di case da sogno, di yacht prestigiosi, di macchine lunghissime. Lei aspira ad avere un posto di rilievo nel mondo schizzinoso nel quale non è bene accolta, lei era una parvenue, non era una signora. I suoi sforzi sono inutili. La sua amica più cara è una cartomante napoletana che dispensa consigli e che viene mantenuta. L’amore con il marito si sgretola (accade) fino alla separazione. Il marito ha sentito il bisogno di una vera donna che condivida con lui, una vita di lavoro, di successo, imprese realizzate. Avviene con una donna che miracolosamente incontra. L’amore non accetta questo abbandono merito anche, sospetto, della povertà nella quale è nata. Molto stupidamente sparge la voce di trovare un sicario perché il marito venga ucciso. Ci penserà la maga ad attuare il progetto dietro compenso di cinque milioni di lire. Tutto organizzato, senza ripensamenti. Al mattino mentre l’ex marito si reca in ufficio il sicario provvede ad esaudire la bella e prodiga signora. Classista, fra l’altro, riprende la sua vita fra il lusso e appaga la sua sfrenata ambizione. Il tempo passa e, a un certo punto, presenta il conto. L’attende la prigione, sarà accusata dell’omicidio dell’ex marito. La vendetta è compiuta.

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Andora, luogo caro a mio figlio Andrea, dove l’arte, la cultura, beneficiano dell’aria, non soffrendo del bisogno di estraniarsi dal quotidiano, arricchisce l’anima e i sensi. Dopo tanto orrore, squallore, dolore, devo immergere il mio pensiero in un prato verde dove nascono fiorellini innocenti, multicolori, nel vento, nelle bufere, negli uragani, senza temere le furie del tempo dato che dopo tornerà il sole che ridarà loro vita e allontanerà, magari in modo burrascoso, le piante di cactus che crescono fra loro con le loro spine possono ferie, pungere.

Mi attira allora l’immagine evocativa: il rosso che è l’espressione della violenza, il giallo e il nero che formano un triangolo, e con la potenza dei colori, evoca la follia, rappresenta un pugnale, una spada. C’è anche il bianco che è sorgente di luce, il cappello evoca il padrino di questo art-festival da cui Andrea non andrà mai via. Il suo logo è indistruttibile. Otto anni prima Andrea aveva accettato la sfida postagli dal vulcanico sindaco Mauro Demichelis, creare il festival AG NOIR.

Oggi, l’immagine realizzata dal concept artist Giacomo Guccinelli è un tributo dell’artista all’insostituibile Andrea G. Pinketts. Testimoniare AG NOIR con il viso e l’immagine visibili solo a metà. C’è anche un altro simbolo, l’impermeabile bianco e il cappello che da modo di ricordare il padrino.

Gli artisti dialogano, creano a modo loro. Il linguaggio è comune, l’ intesa è profonda. Grazie di questo omaggio signor Guccinelli, lo terrò caro, testimone del ricordo e della nostalgia di mio figlio. Ma Andrea c’è, onore al sindaco Mauro, alla deliziosa Christine, a tutte le persone che hanno contribuito a rendere questo festival indimenticabile.

(Mirella Marabese Pinketts)

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48° MYSTFEST, Cattolica 2021 – III PREMIO PINKETTS alla Libreria LA SCUGNIZZERIA

I decenni che passano lasciano dei segni che non si cancellano e m’impediscono di appagare le brame del mio spirito che anelerebbe ad essere errante dovunque. Ma l’anima è libera. Vola via, annullando ogni ostacolo. E’ dominata da un sentimento che è il miracolo dell’amore, è una vibrazione tumultuosa del cuore, vittorioso e onnipotente. Per questo, i decenni si sfaldano dando loro nuova vita, un’energia possente, un rinascere.

E siamo qui, Andrea e io, appagati e pronti a un prodigio di un sentimento che la lontananza e il distacco fisico non annullano.

Questo palco ospita il 48° festival di Cattolica (21/27 giugno) dove l’arte, la cultura, la conoscenza, si alleano con un’ospitalità fragrante, sorridente e armoniosa della gente che ci vive. E’ come sentirsi abbracciati con un calore che riscalda il cuore.

Mio figlio Andrea che, come per prodigio, tutti voi sentite accanto, ha scritto nel libro ‘Il vizio dell’agnello’: “A Milano di notte c’è il mare”.

A Cattolica, il mare c’è sempre. Se ne sente il mormorio delle onde che parlano, a chi sa ascoltare, dando loro il benvenuto.

Andrea è fiero della Stella di Sceriffo che il sindaco Micucci gli offerse consegnandogli l’onorificenza nelle cui vesti mio figlio riuscì ad individuare centosei camorristi che furono poi arrestati, ripulendo così la città da un marasma che la offendeva con loschi intrighi.

Seguirono poi altre pericolose inchieste giornalistiche che uscirono per la rivista Esquire. A Foligno riuscì ad individuare il mostro che uccideva per puro sadismo, vittime innocenti.

S’introdusse anche, con generosa e consapevole irriverenza, nella setta degli adoratori di Satana dove, fra fuochi propiziatori, nudità esposte generosamente, effluvi misteriosi (e penso) tali da ottenebrare il cervello, riuscì a rendere più verosimile questa pericolosa intromissione nella setta dei Bambini di Satana. Ottenne anche il battesimo in nome di quel dio fasullo ed eretico, insistente nelle fantasie diaboliche ed ottenebrate da questi adepti. Ne uscì indenne, ma certamente consapevole del rischio corso. Nel 1996 Panorama pubblicò l’inchiesta giornalistica.

Mi raccontò tutto questo, e lascio immaginare a voi, il mio sgomento al  suo rientro ma la sua immagine rimasta pulita, generosa, per bene, vinse anche questa prova. Ancora, Panorama riportò questa eccezionale inchiesta e il successo fu enorme. E ancora mi turba l’esperienza vissuta da lui e ringrazio il nostro Dio. Andrea era intellettualmente attirato da queste mirabolanti inchieste. Io, confesso, molto meno.

Un’altra esperienza fu l’inchiesta giornalistica, che vissi con ammirato e silenzioso stupore: Andrea passò un mese fra i senza fissa dimora, gli emarginati, i drogati. Il loro rifugio era nei meandri della Stazione Centrale. Andrea divise un sacco a pelo e vari cartoni, dove, ne sono certa, ebbe la protezione di Morfeo, grazie Morfeo. Ritornò a casa afflitto da un persistente prurito. .

Fermare Andrea nell’indagine sociale, dettata da una profonda umanità espressa, sarebbe stato come arrestare sul circuito di Monza un pilota di Formula Uno. Emerge nei miei ricordi Alberto Ascari, facendo parte, allora, dell’entourage delle nostre amicizie.

Da questo tipo di esperienze, travestimenti, investigazioni, quale infiltrato e giornalista investigativo per Panorama ed Esquire, è nata l’idea della “Scuola dei Duri”.

Come Andrea dichiarò “La “Scuola dei Duri” è una sorta di “Bar letterario”, a metà tra un circolo ed un salotto. Un posto aperto a tutti dove chiunque può intervenire, proporre, leggere i propri scritti, o semplicemente ascoltare. Con l’attività della “Scuola dei Duri” sono riuscito a far pubblicare giovani talenti che altrimenti non avrebbero trovato spazio e considerazione nel mondo dell’editoria.”.

Questo è Andrea, lo sceriffo amato e irriverente. Questa nomina rinvigorisce anche il patto di amicizia profonda fra il sindaco Micucci e la cara e dolcissima Simonetta. Micucci si portò via un po’ del nostro cuore. Era sempre vestito di bianco e gareggiava con Andrea per abbagliare il pubblico, con le loro mise e i loro cappelli. Per i prodigi che compie l’energia e l’amore, li vedo entrambi sul palco, amici fraterni, complici.

Il 3° Premio Pinketts si apre su uno scenario che ha qualcosa di magico, di irreale.

Amici. Amici, gente, persone, che hanno visto mio figlio ancora una volta Star di questa serata. Nessuno dimentica. Nessuno ti dirà mai addio.

 

***

Sono a Napoli, città nella quale avrei voluto vivere. Ne amo il colore vivace, cangiante. Ne amo l’intensa capacità di amare, i vicoli, le stradine con i panni stesi. Ne amo i protagonisti illustri. Il grande Totò, Eduardo de Filippo, Massimo Ranieri, Luciano De Crescenzo, Roberto Murolo e Mario Merola, ed altri, in ogni campo artistico.

Ne amo anche il vocio assordante che in questa città, che è nostro vanto, esprime gioia di vivere unita a una malinconia latente.

Ed entro in una libreria di periferia: La Scugnizzeria di Scampia a Napoli.

Le librerie hanno un odore particolare, non quelle moderne dove imperano scaffali di acciaio o simili. Le librerie di quartiere odorano di cultura, di vissuto, di saggistica, di curiosità, di inchiostri vegetali.

C’è un’aria particolare. I libri, di tutti i generi, adatti a qualsiasi età, occhieggiano negli scaffali come un invito e ritorno allora a Cattolica dalla quale peraltro non mi sono mai mossa, merito della potenzialità dell’energia che non ha confini, e incontro Rosario Esposito La Rossa, scrittore, editore e fondatore della Scugnizzeria che è diventata nel tempo il riferimento culturale di Scampia con le porte invitanti e spalancate a tutto il mondo. L’obiettivo primo, ed è edificante, è un monito contro la violenza, l’ignoranza intellettiva e del cuore. E’ un impegno sociale che crea rapporti umani, che vuole migliorare chi legge, chi studia, chi ricerca ma anche chi è attirato dal malaffare, da chi al posto dei fiori ha nel cuore diavoletti o serpentelli, ignari di quanto viene loro offerto dal regno editoriale di Rosario Esposito La Rossa che ha portato una ventata di pulizia morale, di generosità, di impegno sociale. Napoli se n’è accorta. Dovrebbe essere imitato in tutta Italia.

Rosario sarà questa sera sul palco per ricevere il premio che porta il nome di Andrea. E’ il terzo premio Pinketts al Mystfest che dopo aver omaggiato nella prima edizione lo scrittore texano John Lansdale, nel secondo anno il musicista Morgan, ora consegna il riconoscimento a una libreria.

A Napoli c’è una tradizione che quando ne parlarono i giornali, mi commosse. Nei bar, se bevi un caffè ne paghi due, è il caffè sospeso. Usanza ampiamente raccontata dal compianto Luciano De Crescenzo. Quando si era felici si andava al bar e si pagavano due caffè. Uno lo si beveva e l’altro lo si lasciava per chi non aveva la possibilità.

Ebbene alla Scugnizzeria questo pensiero delicato è abituale. Alla Scugnizzeria, libreria di Melito e Scampia, hanno attivato il Libro Sospeso. Ma come funziona? Stesso concetto del caffè. Arrivano in libreria persone da tutta la città che comprano un libro e poi lasciano un sospeso.

Una libreria davvero speciale. Quarant’anni  per vedere nascere una libreria nell’area nord di Napoli. Dove prima si vendeva la droga oggi si 'spacciano' libri.

Rosario Esposito La Rossa è stato insignito del titolo di Cavaliere del lavoro “per atti di eroismo, per l'impegno nella solidarietà, nell'integrazione, nel soccorso, per l'attività in favore dell'inclusione sociale, nella promozione della cultura, della legalità e per il contrasto alla violenza”.  Questo riconoscimento fu dato anche al padre di Andrea, l’ingegner Luigi Pinchetti nel lontano 1965.

Io, grata di questo tripudio che Cattolica offre a mio figlio, dono il mio cuore a questa città, al Sindaco Mariano, all’adorabile Simonetta e a tutto il pubblico che anima questa serata. Rosario, Andrea e io siamo onorati di averti conosciuto. L’energia è benedetta.

L’amato sindaco Mariano Gennari, la squisita direttrice Simonetta Salvetti, hanno voluto ancora una volta, onorare Andrea e perpetuare la sua versatilità intellettuale e il suo coraggio, offrendo il 3° premio Pinketts, a Rosario e alla Scugnizzeria, libreria dell’anima dove i valori trionfano sul malcostume, sull’ignoranza, sulla grettezza, sulla mancanza di valori. Grazie Cattolica.

Annuso l’aria del mare che a Milano c’è solo di notte ma a Cattolica regna sovrano sempre.

Qui tutto sul programma del Mystfest a Cattolica dal 21 al 27 giugno.

Milano – Cattolica, 21 giugno 2021

Mirella Marabese Pinketts

Associazione Pinketts – Milano.

Ritratto del poderoso e formidabile scrittore Andrea G. Pinketts.

E' bello sapere, caro Andrea, che è nata una associazione che porta il tuo nome e che ripubblica i tuoi libri.

Porterà avanti tutto il buono che hai fatto.

Ritratto del poderoso e formidabile scrittore Andrea G. Pinketts.

Fotografia digitale -  Gennaio 2016.

Milano, 1 maggio 2021

(Fabrizio Bellafante) - www.bellafante.com

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Io credo che ognuno di noi, abbia conservato gelosamente uno o più scatoloni, non visibili, sopra un armadio o in un luogo della propria casa, ben nascosti. E’ il rifugio dei ricordi, contiene fotografie che ci siamo sempre ripromessi di mettere nel loro posto, negli album. Per quanto mi riguarda gli album, pur belli, sono vuoti. Gli scatoloni invece sono pieni. E’ bello sollevare il coperchio e ritrovare con nostalgia frammenti del nostro passato. Una fotografia, a qualsiasi tempo appartenga, ci dona un’emozione. Dirò anche che, almeno nel mio entourage, poche persone hanno il tempo o la voglia di incasellare le fotografie, immagini di momenti vissuti ma sfumati spesso dall’oblio. Ci sono invece, per nostra fortuna, foto che riguardano il presente e ci riportano immagini che vivificano i sentimenti e il tempo presente.

E’ una foto scattata da Fabrizio Bellafante che fa premere il mio cuore, perché ha colto con sorprendente chiarezza e vividicità, l’immagine di mio figlio Andrea. E’ una foto che parla, e non solo ai miei occhi, che cercano, ascoltano, qualsiasi momento della vita di mio figlio.

La pistola facile, il rumore degli zoccoli dei cavalli, lo scatto evoca il mondo Western. Il sigaro c’è, il cappellaccio dalle larghe tese pure, manca la giacca di camoscio con le frange. E’ gelosamente custodita da me insieme agli stivaloni e il cinturone. 

L’atteggiamento, lo sguardo di Andrea, pensieroso e intrigante. Lo immagino, in una prateria del Texas, indeciso se entrare o no in un Saloon. Conoscendo mio figlio penso che si lascerà tentare.

La foto di Andrea, caro Fabrizio, mi ha riportata in un periodo, quando questa mise e tutto quello che rappresentava, affascinava la gioventù dell’epoca. I cowboy, i grandi eroi, vedi John Wayne. Quanta nostalgia.

Tutto quello che ha creato Andrea, poderoso e formidabile scrittore, è sospeso nel tempo per alimentare la sua presenza libera e feconda.

Aggiungo di mio, che le foto incasellate nello spazio e nel tempo, mi lasciano perplessa e disorientata. Penso e credo che un po’ di fantasia animerebbe questi album immoti e privi di vita.

Suvvia, bando alle melensaggini, la fantasia è l’arcobaleno della vita, lo afferma Andrea, io lo seguo a ruota. Spero che approviate.


Dedicato a Sergia Monleone

Partecipavo all'AG Noir Festival di Andora. Luglio 2018.

Sergia Monleone sul suo secondo noir "PALASEOMNOST- Le inchieste del Commissario Miraggio"

Ho fatto in tempo a conoscerlo, a gustarne la sottile ironia, grande intelligenza, estrema educazione e dolcezza. L'ho abbracciato come un fratello, teneramente ma con trasporto, massaggiandogli la schiena e lui mi aveva sorriso provando forse dolore, sulla pelle e dentro, ringraziandomi, Lui! Mentre di ringraziarlo, non avrei mai smesso io, per quella fantastica giornata di luglio ad Andora. Ci mancherà tantissimo. Andrea G. Pinketts non ce l'ha fatta a vincere il 'bastardo', e gli psuedo-mojito analcolici resteranno il suo modo per mandare la Morte a fare in c...

E così l'ho conosciuto. Ho pubblicato la chiacchierata con lui, e nonostante fosse già malato, la mente era acuta, vigile, analitica. Un eclettico fuori-classe, un grande Uomo nell'accezione massima del termine.

19 aprile 2021 (Sergia Monleone)

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Io sento, insieme a Lui, quella tua carezza sulla sua schiena. La sento e mi è cara, preziosa, la tengo in caldo perché sai, Sergia, Andrea non è andato via, ha solo cambiato dimora. Non ha vinto ‘il bastardo’ ma la sua grandezza di artista e di Uomo. Non è dimenticato, è osannato, e allora vive con palpiti di verità trasfuso nell’immensità.

Io, lo sento, lo vedo, odo la sua risata faraonica, il suo modo sottile e ironico di comunicare con noi che lo abbiamo amato.

Il distacco fisico è temporaneo ma il ricordo e la sensazione di essere stati vicini e partecipi ammirati e commossi di quell’intelligenza, di quella generosità, di quella straordinaria umanità e giocosità è ancora fra noi. Abbiamo avuto un privilegio, imparare cos’è un Uomo.

In barba al ‘bastardo’… che vada a fare in culo.

Andrea ride stupefatto, è un eloquio che non mi si addice, ma quando QUANNO CE VÒ, CE VÒ!

Anch’io ti abbraccio come una sorella. Sono una madre battagliera, così come mi vuole Andrea, io Gli ubbidisco.

A me piace andare per mercatini, annuso, ascolto, deduco, imparo. Trovo una bancarella di libri usati e mi attira un libricino dall’aria molto abbandonata, forse non interessa a nessuno. Ha le pagine ingiallite, è usato. Lo apro, risale forse all’ottocento, emana odore di muffa, stantia. Lo apro e trovo una frase che mi colpisce “Meglio saperti immemore e ridente, che memore e dolente”.

Ancora una volta io gli ubbidisco e sorrido e lo rendo felice.

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Libri noir, editoria indipendente e casi di cronaca raccontati da giornalisti ed investigatori caratterizzano il Festival “AG Noir” (A come Andora e G come Genius) promosso dagli Assessorati alla Cultura e Associazioni del Comune di Andora con la direzione artistica e la conduzione di Christine Enrile, presidente della c|e contemporary.

La manifestazione ha avuto come padrino Andrea G Pinketts, scrittore, giornalista, drammaturgo e opinionista italiano.

Tempo di doni, dicevo, è una lettera di Davide, fratello, amico, fan di Andrea.

Cara Mirella,

ho terminato di leggere ieri l'ultimo libro di Enrico Vanzina, di cui sono venuto a conoscenza leggendo per caso una sua intervista.

E' stata per me una grande emozione veder rinascere e nuovamente morire Andrea tra le pagine di un libro scritto da qualcun altro.

Devi sapere che esistono due persone che non sono più tra noi a cui io penso tutti i giorni: una di queste è proprio Andrea.

Senza ombra di dubbio è stata una delle figure più importanti che io abbia avuto per la mia formazione umana, nonché la persona a cui ho permesso di conoscermi meglio. Essendo agnostico, la scelta di Andrea come padrino di battesimo delle mie figlie aveva come ratio proprio questo aspetto: se mi fosse capitato qualcosa lui sarebbe stata la persona più indicata per raccontare alle mie figlie chi fosse loro padre.

Andrea ed io abbiamo condiviso una sensibilità non comune e ti assicuro che per me è stato un vero dono del destino conoscerlo: quello che sento di essere diventato oggi lo devo anche a lui.

Ti abbraccio forte sperando che le circostanze ci permettano di poterci incontrare.

Milano, 17 aprile 2021

(Davide Manglavite, Il Fan)

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Caro Davide, il ricordo che ho di te è quello di un ragazzo, giovane, seduto dietro me ed era col viso proteso verso Andrea per meglio ascoltare, per meglio assorbire, per meglio capire.

Da allora, oggi, ogni volta che Andrea parlava di avvenimenti, presentazioni dei suoi libri, prefazioni dei libri dei suoi amici, tu c’eri. Eri una presenza che io e Andrea sentivamo come un faro di intelligenza, di voglia di sapere, che poi è la stessa cosa. Hai seguito Andrea tutta la vita.

Lo so che tu pensi tutti i giorni a due creature che ci hanno lasciato. Per pudore e per rispetto non dirò il nome, l’altro è Andrea.

Ripenso a lui come penso a quel mattino freddo e quasi ostile perché era, in quel momento, il motivo che ci vedeva uniti con lo stesso amore e con costernazione per quel palpito di vita che si era spento. Il tuo viso era una maschera di dolore, impietrito. Mi abbracciasti e io riascolto le tue parole che mi dolgono ancora come se il tempo non fosse passato.

Io penso che i legami del sangue non esistano. Spesso ci troviamo accanto persone che non parlano e che non capiscono il nostro linguaggio. Andrea ti aveva scelto come fratello e vi univa un anello di metallo prezioso, fatto di intelligenza, di conoscenza intima, di sensibilità. Spiritualmente quell’anello manda ancora oggi i suoi bagliori.

La vita ha mantenuto le sue promesse, ad Andrea ha dato la gloria, il successo, una luce che abbacina chi l’ha conosciuto e amato; a te, Davide, ha donato un nido amorevole che ti accoglie e ti infonde amore e rispetto, una vita mirabolante e una professionalità che desta ammirazione per l’Uomo che sei, umano. Il fratello di Andrea.

Arthur Miller, celebre drammaturgo americano, scrisse un’opera teatrale alla quale io ebbi la fortuna di assistere. Il titolo è “Erano tutti miei figli”. Una storia struggente, io ne ebbi un colpo al cuore e la ricordo ancora integra nel tempo. Sull’eco di queste parole, io ti aspetto Davide. Vieni quando vuoi, anzi prima e abbracciandoti ti chiamerò, Figlio.

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Segue articolo di Davide Manglavite, in ricordo di Andrea G. Pinketts.

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'La Stampa' del 10 aprile, l’articolo di Simona Sparaco

Oggi, venti aprile, è tempo di doni.

La presenza di Andrea, nel giorno in cui è mancato, è stata compensata anche se io vivo rinnovando ogni mese, il giorno, l’ora in cui la sua assenza vitale si è trasformata nell’immortalità della magia delle parole, degli avvenimenti, degli incontri, che hanno trovato altri lidi, dove terra e cielo si incontrano lasciando nostalgie e rimpianti ma fissati nello spazio-tempo.

Un ammirato stupore, come quando accade un miracolo, è tempo di doni.

Perché tempo di doni?

Ho letto su 'La Stampa' del 10 aprile, l’articolo di Simona Sparaco, una recensione del libro di Enrico Vanzina “Una giornata di nebbia a Milano”, ispirata in parte dall’identificazione di Andrea.

La scrittrice ha colto di Andrea, la cultura, l’intelligenza, la profonda umanità, la dolcezza e il vigore di un uomo che si atteggiava a duro ma che, come disse la Nanda, era un duro dal cuore di meringa. Miracolo, questa frase della Nanda, scaturita da un incontro a trois, che la scrittrice ricorda con tenerezza e che trasmette a me, sua madre, una dolcezza dal tempo perduto, direbbe Proust.

Chi può aiutare Luca in questa missione se non un amico scrittore noir ‘senza convenzioni, con il cuore grosso, grottesco e appassionante’ come Giorgio Finnekens? Quest’anima della notte, che tiene, ‘il sigaro spento tra le labbra’, ama le donne e che, con i suoi ‘ricami mentali’, abbindola e affascina Luca e insieme noi tutti, è un chiaro omaggio a uno dei protagonisti più appassionati e interessanti della Milano letteraria, il compianto Andrea G. Pinketts. Così come un omaggio viene reso anche alla città di Milano, che non è solo nel titolo, ma vive ogni pagina.”

Allora, io mi inorgoglisco e ascolto le parole di questa scrittrice che oggi al telefono mi ha detto queste parole: “Deve essere fiera di suo figlio.” 

Lo sono.

Nei libri di Simona c’è la sensibilità di una donna gentile, appassionata, teneramente consapevole dei drammi della vita. Grazie di essere stata amica di Andrea e di averne colto, nel suo articolo, la grandezza.

Abbraccio, da mamma, Simona, amica di Andrea.

Milano, 20 aprile 2021.

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Trovo molto “romantico” continuare a diffondere le opere di un autore come Andrea

Sarebbe per me un autentico privilegio poter collaborare con la Vostra associazione per quanto riguarda la ripubblicazione di un’opera di Andrea Pinketts.

Ho avuto il grande piacere di conoscerlo, intervistarlo, e ospitarlo in un mio album. Come accennato, ci terrei molto non solo per la profonda ammirazione che ho sempre nutrito nei sui confronti, ma anche per regioni di sincero affetto.

Trovo molto “romantico” continuare a diffondere le opere di un autore come Andrea che a mio avviso rappresenta uno degli ultimi veri intellettuali del nostro paese.

Le invierò prossimamente anche le interviste da me realizzate ad Andrea e il file con il suo featuring nel mio album.

In attesa di un Suo cortese riscontro,

Cordiali saluti

Milano, 31 marzo 2021

(Gino Tramontana)

***

Qui, sul mio tavolo, dove regna un pittoresco disordine, troneggia (è il caso di dirlo) una lettera di Gino. Lo chiamo, familiarmente, Gino anche se non lo conosco ma lui conosce mio figlio Andrea e ne parla in un modo che me lo rende subito caro. Sarebbe per me un autentico privilegio spiegare perché troneggia, perché con la sua lettera diretta all’associazione, sento in lei la totale comprensione, l’affetto e il rispetto per la genialità di Andrea.

C’e anche un vaso lungo e sottile incastonato di fiori di cristallo camaleontici. Ospita una camelia bianca. Luccica, è un tripudio di colori, mi illanguidisce, mi suggerisce un verso di D’Annunzio:

“Dite: non foste mai convalescente
in un aprile un po’ velato? È vero
che nulla al mondo, nulla è più soave?”

Questo vasetto è un dono di Andrea che era ricco di pensieri per me.

Al ritorno dai suoi viaggi mi portava le camelie il cui fascino etereo avvolge chi sa vedere, ancora e sempre, un dono che diceva “Ho pensato a qualcosa che ti assomigliasse”. Era una magia tenera, senza limiti, come una carezza.

La camelia bianca fiorisce nel giardino immortale della memoria. Questa carezza di Andrea di cui, se mi ascolto, sento ancora il tepore, la dono, se mi permette, anche a lei, insieme ai ricordi di Andrea e al mio grazie delle sue parole che sento ispirate dalla sua amicizia e dal suo rispetto della nostra nostalgia.

Il mio grazie è per quello che lei ha captato di Andrea e dei progetti per il futuro che rinverdiranno il grigiore velato, come diceva D’Annunzio, di questo aprile.

Anche questo aprile mio è appannato dalla mia malinconia, che ricorda, che ricorda.

Noi dell’associazione ci auguriamo che lei faccia parte di questo nostro desiderio, che si è realizzato, di fare in modo che Andrea sia sempre ricordato per il valore immenso che c’era in lui.

Ci auguriamo di conoscerla presto, di guardarla negli occhi e di ascoltare e di attuare i progetti che potranno venire da lei per rinverdire il ricordo, per creare altri spazi letterari.

Io so sempre dove è Andrea il quattordici dicembre. Passato, presente, futuro.

Un grande scrittore Andrea G. Pinketts, Milano e il “noir”. La “mala” milanese del primo dopoguerra con le edizioni Le Milieu

24/02/2021

I libri delle edizioni “Le milieu” ce li racconta Nicola Erba, un’immersione nelle storie della mala milanese del primo dopoguerra: Il bandito dell’Isola – Ezio Barbieri e “Vita di un bandito” Andrea De Maria (la banda di Via Osoppo. Poi un viaggio “noir” in una Milano trasformata, un trentennio dopo, attraverso la scrittura di un grande autore: Andrea G. Pinketts, fondatore della “Scuola dei duri”. Ne parleremo con lo scrittore Andrea Carlo Cappi ed Elisabetta Friggi dell’Associazione Culturale Andrea G. Pinketts

Ascolta ora!


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Io so sempre dove è Andrea il quattordici dicembre. Passato, presente, futuro. 

Io, non sapevo mai dove fosse Andrea. Lui era uno spirito libero ed io rispettavo la sua scelta anche se questo esserci, o essere altrove, mi angosciava ma non lo dicevo. Era un nottambulo, lo vedevo poco, ma fra noi c’era il filo diretto del telefono. Nel suo entourage sorrideva di questa sua necessità di comunicare con me. Il nostro dialogare era sempre eccitante, pregno dello scambio intellettuale e complice. Lui era un nottambulo, lo sono anch’io una nottambula, perché leggo, perché i libri mi tengono compagnia fino alle due di notte. I libri emanano scintille di cultura e di esperienza.

Dicevo, non sapevo mai dove fosse Andrea. Solo di un giorno sapevo con assoluta certezza, dove lui fosse: il quattordici dicembre di ogni anno Andrea era in quel di Cologno Monzese, a Itineraria, dove parlava dei suoi libri, dei suoi programmi di vita, di tutto quello che preme e urge ai giovani.

Nel dicembre di ogni anno, per molti anni, conobbi i personaggi che animavano e creavano queste riunioni dove l’arte era l’invitata eccelsa. Artisti cresciuti con Dario Fo, Franca Rame, Albertazzi e molti altri, il cui obiettivo di vita era ed è l’impegno sociale.

Itineraria Teatro crebbe e al Teatro Civile si aggiunse la radio, con un compito sociale enorme. Non un divertimento ma un messaggio: stimolare la coscienza, informare, non da semplici spettatori ma con compartecipazione non sterile ma attiva, consapevole, per affrontare e migliorare una realtà più concreta, più vivibile, almeno nella speranza che tutto possa cambiare. E’ il messaggio di Fabrizio De Giovanni, che un Natale di tanti anni fa, fu mio ospite e al quale piacque tanto il nostro desco. Andrea era molto orgoglioso di quello che si chiama compartecipazione. Il tempo è inesorabile, la clessidra compie il suo percorso. Percorso glorioso per Fabrizio De Giovanni che ha collezionato premi prestigiosi, insieme alla sua Compagnia, affiatata e con i medesimi obiettivi: lavorare insieme per un cambiamento che migliori lo stato sociale, che dia a ognuno di noi l’energia di continuare e di crederci fino allo spasimo.

Cito, fra questi, il PRIMO PREMIO nella categoria Teatro di Impegno Sociale e civile sez. DRAMMATURGIA, per il testo “Stupefatto”. Il premio prestigioso agli autori Enrico Comi e Fabrizio De Giovanni.

Mi sovviene una frase di Albert Einstein che diceva del mondo:

“Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla.“

Voi di Itineraria avete gli occhi bene spalancati, osservate e teatralmente e umanamente, agite.

E’ stato bello e appagante, caro Fabrizio, risentire la tua voce durante l’intervista dedicata ad Andrea G. Pinketts che hai desiderato fare alla nostra associazione culturale, insieme a Marilena Cortesini che ti è accanto con la sua estrosità, con la sua simpatia, con la sua bravura. Elisabetta Friggi e Andrea Carlo Cappi sono stati coinvolti emotivamente dai tuoi ricordi, dalle tue parole di affetto, di rispetto e ammirazione per la grandezza di mio figlio, perduto ma presente, e felice nella sua nuova dimensione, dove arriva l’amore di tutti i suoi amici che alimentano con il loro ricordo amorevole e nostalgico il suo patrimonio intellettuale.

Io so sempre dove è Andrea il quattordici dicembre. Passato, presente, futuro.


Signor Antonio, Andrea le è accanto con i suoi libri e li commenterete insieme

Ho letto, sul quotidiano Libero, un delicato racconto di Pino Farinotti. Scrive di un incontro, in Corso Buenos Aires angolo via Melzo, con un personaggio di strada che seduto per terra nel suo spazio di libertà e, per su scelta, privo di agi, forse anche privo del necessario, ma io ho sempre guardato a queste persone, come dei filosofi, dei cantori del rifiuto delle regole, felici di quello che non hanno se non nell’attenzione di qualche passante che può essere generoso o indifferente.

Pino Farinotti, giornalista, si è fermato per un motivo preciso, lo ha notato. Non ricordo il suo nome ma non ha importanza perchè il mondo e pieno di queste persone rinunciatarie che però hanno in possesso un dono inestimabile ‘la libertà’.

Conobbi durante il mio percorso professionale una di queste persone con la quale era nato un rapporto. Si chiamava signor Giuseppe. Lui era molto amico, lo seppi in conseguenza delle lettere che scambiava con un personaggio famoso e ricchissimo e proprietario della catena dei negozi L’Onesta, con il quale aveva mantenuto dei frequenti rapporti di amicizia intensa, di affetto, di rispetto e di scambi culturali. Seppi che il signor Francesco che aveva per me un rapporto di devozione, leggeva ogni articolo, ogni libro, che riguardava mio figlio e questo naturalmente mi commosse. Quando veniva da me si intratteneva parecchio e desiderava e mi chiedeva che io rileggessi le lettere che scriveva a questo conosciutissimo e ricchissimo signore per evidenziare eventuali errori. Lui scriveva benissimo, erano lettere impeccabili. Era una gioia per me che lo ascoltavo chiedendomi come mai una persona vestita così modestamente avesse scelto la strada. Lui dormiva sotto i ponti di Quarto Oggiaro. Io gli proposi che gli avrei trovato un posto al Pio Albergo Trivulzio allora denominato la Baggina. Sarebbe stato al riparo dal freddo e anche dal caldo. Mi guardò esterrefatto e mi rispose “Io, dormire in un letto?”

Lui scriveva le lettere al suo amico ma le sottoponeva al mio parere per evitare eventuali errori di ortografia e di grammatica. Io le leggevo perdendo del tempo prezioso perché i pazienti fuori protestavano e dicevano “E’ un raccomandato!”. Erano perfette queste lettere. Il signor Giuseppe si rivolgeva allora al pubblico che rumoreggiava “Ma è la mamma del celebre scrittore Andrea G. Pinketts che io conosco e leggo”. Pronunciava il nome di Andrea come se gli fosse appartenuto, uno di famiglia. Aveva letto tutti i suoi articoli, i suoi primi libri, mi citava delle frasi a memoria dei libri di mio figlio.

Il motivo che ha colpito l’attenzione e il cuore di Pino Farinotti è questo: nel suo angolo il signor Antonio (Libero del 20 febbraio) leggeva circondato da libri impegnativi e di non facile lettura, ai suoi orari che scandiscono le sue giornate, ore 10.00 – ore 13.00, ad arricchire la sua cultura (il suo pane quotidiano) che lo toglie per qualche ora alla solitudine del suo vivere.

Il Farinotti lo ha trattenuto e ha fatto un affettuoso e partecipe commento descrivendolo come un signore di settant’anni ma col viso molto sciupato, segni di una traccia di una vita difficile piena di rinunce.

Io mi chiedo “Avrà letto qualche libro di Andrea?”. Penso che magari lo avrà conosciuto, visto il camminare a piedi per la città di mio figlio, instancabile, creando storie, personaggi. Mi piacerebbe saperlo. Andrea aveva per i meno fortunati, attenzioni di affetto che riflettevano il suo animo generoso e attento alle sfumature che dicono tutto sulle vicende umane.

Rileggo la sua storia alimentata dalle parole commosse del Farinotti. Libero è il quotidiano mio, di Andrea e delle persone a cui il cervello e il cuore rispondono.

Dall’articolo di oggi so che il signor Antonio dopo l’incontro con il Farinotti e grazie al suo articolo è diventato una star. Milano risponde sempre ma probabilmente senza l’attenzione del giornalista saremmo passati indifferenti. Farinotti scrive, e gliene sono molto grata, che Andrea avrebbe costruito sul signor Antonio un personaggio dei suoi libri dove il suo spirito, la sua umanità sconvolgente e così milanese disegnava creature leggendarie e indimenticabili. Lo avrebbe preso sottobraccio e portato a Le Trottoir a bere una birra o magari anche due. Grazie Farinotti di questa gentile attenzione che ti fa onore e permette a tutti di noi di preoccuparci per il signor Antonio, che abbia dei libri da leggere e nutrirsi della generosità dei milanesi.

Le porterò signor Antonio i libri di Andrea. Lei si commuoverà e riderà e forse lo ricorderà. Nessun di noi dirà mai addio a mio figlio Andrea.

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“Una giornata di nebbia a Milano”

E’ una giornata di folle vento. Le foglie, che stanno appena nascendo, cadono in questa primavera bizzarra e lontana dai nostri ricordi. Penso alla nebbia, quella coltre protettiva e consolatoria che ci ha accompagnato nel nostro passato e che oggi non c’è più. Rivela solo l’atmosfera, in una luce accecante: il nostro oggi, il pericolo, questa guerra che è incombente ed è un punto di domanda per la nostra sopravvivenza.

La nebbia, perché protettiva? E’ come la coperta di Linus. Potrà sembrare un paradosso perché ci fa vedere, intravedere o non vedere affatto, la qual cosa ha il suo fascino, sottile, misterioso. E’ consolatoria perché nasconde gli aspetti negativi delle persone, degli avvenimenti. La nebbia ci fa sognare.

Enrico Vanzina con il quale ho avuto il piacere di parlare attraverso una telefonata, è l’autore di un bellissimo libro “Una giornata di nebbia a Milano”. Era stato preceduto da un articolo su Il Giorno, a firma di Irene Sparacello, del 25 febbraio scorso. Ebbi una sorpresa che mi scaldò il cuore:

“Il personaggio di Finnekens è ispirato a Andrea Pinketts?

«Sì, ispirato a lui, ma non è lui. Non mi sono permesso di entra­re nella sua vita. Con Andrea si andava a mangiare assieme. Una volta siamo andati a vedere dove si giocava la pelota basca, vicino via Palermo,- ora è luogo di eventi. Mi piaceva il suo lato coraggioso, anticonformista. Pinketts mi ha fatto scoprire quanto c'è di misterioso dentro a una città così apparentemen­te regolare e ordinata»” 

In questo romanzo la letteratura è protagonista. Soverchia le regole del classico topos giallo dove è un commissario, un detective o un’indagine di polizia a risolvere il caso. Qui è lo scrittore Finnekens, nome mutuato da “Finnegans wake” di James Joyce e liberamente ispirato ad Andrea G. Pinketts, a mettere a disposizione tutta la sua cultura enciclopedica, per svelare il delitto. E i libri di Joyce, Proust, Gadda, Scerbanenco, Edgard Allan Poe e Pinketts per citarne solo alcuni, divengono i veri protagonisti di tutto il romanzo, un po’ come dire siamo quel che leggiamo ma anche leggiamo quel che siamo.

Ed io, immodestamente, leggo un libro al giorno, sempre di notte. Non posso che amarlo questo libro che rispolvera i grandi libri del passato e non.

E allora, in un universo impossibile, immagino Enrico dialogare con Andrea in uno scambio culturale spumeggiante, magari sorbendo qualche volta un calice di Champagne, magari due, almeno da parte di Andrea.

“Una giornata di nebbia a Milano” si consuma in un delitto, in una Milano avvolta dalla nebbia che affascina chi non la conosce e chi la immagina, forse la sogna. Oltre la trama si ritrova l’atmosfera magica delle strade di Milano, dei vicoli, dei misteri, delle atmosfere fluttuanti di sentimenti nascosti, rivelati da un finale a sorpresa, degno dei gialli migliori.

Io l’ho divorato in una notte. Bevuto, tanto per stare nel vissuto di Andrea.

Lo rileggerò, come è mia consuetudine, per meglio godere la magia di ogni parola, di ogni pagina, di ogni respiro. Un cadeau, con il fascino di un ricordo speciale, offerto a Enrico Vanzina, romano de nascita. E’ tratto dalla poesia di Trilussa ‘Per cui’, dice:

Perché ciavemo tutti in fonno ar core

la cantilena d'un ricordo antico

lasciato da una gioja o da un dolore.

Io, quella mia, me la risento spesso:

ve la potrei ridì... ma nu' la dico.

Nun faccio er cantastorie de me stesso.

Questo dono di Andrea viene da molto lontano, oltre lo spazio e il tempo.

Mio figlio, Enrico, è felice di averla rincontrata, io di averla conosciuta.

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