Il blog di Mirella Marabese Pinketts

Puoi scrivere al blog utilizzando il form sotto oppure scrivendoci a info@andreagpinketts.it

Mi presento, mi chiamo Mirella Marabese Pinketts e sono la Presidente dell’Associazione culturale Andrea G. Pinketts.

Benvenuti a tutti voi che darete lievito alle mie parole dove è dominante l’emozione.

Sì, sono la madre di Andrea Pinketts. Al suono di questo nome vedo la maggior parte di voi trasalire. Un nome conosciuto e diffuso. La genialità non è ascoltare, interessati, incuriositi, all’eco di questo messaggio perchè è tale e non è un comunicato.



Festival Premio Torre Crawford - 10/12 settembre 2021 - San Nicola Arcella (CS)

copertine-PTC-RIOT-1024x577jpg

Dopo i suoi storici interventi a Lezioni di Indisciplina, in collaborazione con l’Università della Calabria, nel weekend dal 10 al 12 settembre 2021 Andrea G. Pinketts torna in provincia di Cosenza – per la precisione nella suggestiva località turistica di San Nicola Arcella – per un nuovo evento culturale: il Festival Premio Torre Crawford.

Come molte delle imprese a cui Pinketts si è dedicato fin dai tempi della Scuola dei Duri, il Premio è un’iniziativa culturale indipendente che ha tra i suoi obiettivi quello di scoprire e riscoprire autori mainstream e di narrativa di genere, attraverso una serie di antologie e un concorso letterario. Il punto di partenza è lo scrittore americano, italiano di nascita, Francis Marion Crawford (1854-1909) che scelse come residenza estiva a San Nicola Arcella un’antica torre spagnola che da allora porta il suo nome. Qui scrisse molte sue opere e ambientò uno dei suoi racconti più celebri.

Nato nel 2020 come concorso letterario, il Premio Torre Crawford pubblica presso Oakmond Publishing un’antologia annuale a tema, contenente un’opera dello scrittore americano, un racconto di un ospite italiano illustre (quest’anno la scrittrice Alda Teodorani, ospite al Festival) e quelli selezionati tra i partecipanti.

Nell’edizione 2021, in accordo con l’Associazione Culturale Andrea G. Pinketts, è stato deciso di assegnare a uno dei racconti – se aderente alle caratteristiche di ironia surreale tipica di parte dell’opera dell’autore milanese – un nuovo riconoscimento speciale denominato E io lo dico a Pinketts!, dal titolo del suo primo racconto premiato. Il vincitore sarà annunciato la sera di sabato 11 settembre nel corso della serata di premiazione del Festival e di presentazione della nuova antologia Innamorarsi di un fantasma, nella quale è incluso.

La partecipazione di Andrea G. Pinketts non si limita a questo: subito dopo l’inaugurazione, venerdì 10 settembre alle 18.00, avrà luogo la presentazione del suo romanzo Il vizio dell’agnello, con la partecipazione di Andrea Carlo Cappi (direttore artistico della manifestazione) e del regista Aldo Lado, ospite del Festival, che già presentò lo scrittore milanese nel 2017.

L’iniziativa, quest’anno alla sua seconda edizione sia come concorso sia come festival, coincide con l’attività di Pinketts per la promozione di autori già noti, emergenti o esordienti, non sempre sotto i riflettori, come avveniva tradizionalmente nelle serate del Seminario per Giallo e Bar da lui ideate e condotte a Milano per venticinque anni. La manifestazione si concluderà domenica 12 alle 18.00 con un tributo allo scrittore Stefano Di Marino, suo amico, scomparso lo scorso 6 agosto. L’organizzazione del Premio ha concordato pacchetti turistici con strutture locali per consentire ai visitatori di trascorrere l’intero weekend a San Nicola Arcella a prezzi convenzionati.

www.premiotorrecrawford.it


***

L’anima urge, oggi. Fosse stata un uccellino, l’avrei sentita palpitare fra le mani. Il suo bisogno di andare via mi impone l’ordine di ubbidire. Le mani dell’anima sono eteree ma hanno la forza che l’essere umano non conosce, ti portano dovunque. Così, io la seguo, vado incontro a un borgo arcaico a strapiombo sul mare. 

Qui l’acqua ha un colore indescrivibile all’occhio umano, limpido, abbracciato a degli scogli, a delle grotte, che nascondono chissà quali misteri. C’è una leggenda che narra come il mitico eroe Enea dopo la caduta di Troia si inebriò degli effluvi delle erbe mediterranee e ne rimase stordito. Il borgo con il suo patrono San Nicola da Tolentino, mi aspetta, conscio della magia, e mi avvolge portandomi in su, dove un piccolo paese è abbracciato alla sua chiesa risalente al diciassettesimo secolo. 

La festa del patrono si festeggia il 9 e il 10 settembre, date nelle quali il festival ha istituito il premio Torre Crawford, creato per onorare gli scrittori del tempo passato, del tempo presente e del futuro. 

Quest’anno, sono inorgoglita e commossa nel dirlo: il riconoscimento ‘E io lo dico a Pinketts’ onora Andrea Pinketts, mio figlio, prendendo il nome di un suo racconto già premiato nel 1984 dal prestigioso Mystfest di Cattolica. Lo sa il suo pubblico che è presente, lo sa l’amico fraterno Andrea Carlo Cappi che ha vissuto con lui i suoi successi e ne serba l’amore, il rimpianto, tutto il vissuto.   

Oltre a questa presenza di cui sento l’attenzione attenta e consapevole del ruolo, Andrea Carlo Cappi, direttore artistico della manifestazione, e scrittore, ci sarà anche la presentazione del romanzo di Andrea ‘Il vizio dell’agnello’ con la presenza del regista Aldo Lado. Regista eclettico, caro ad Andrea. I tre sono grandi amici uniti da un’intelligenza scoppiettante, come i fuochi d’artificio in una notte complice. 

Il ‘Notturno di Chopin’ di Lado, creò fra gli scrittori un enorme legame che ancora oggi è sempre vivo nonostante la distanza terrena. Il film è infittito da ricordi da brivido. Andrea, come sempre, aveva capito questo capolavoro di Lado e fu ammirato e complice della grandezza di questo regista.

Andrea Carlo Cappi, Aldo Lado, presentano questo festival con tripudio letterario e amore. Grazie. Da una mamma che ricorda. 

In questo abbraccio è presente immaterialmente ma profondamente, nostro e nel rimpianto, lo scrittore Stefano di Marino che ci ha lasciato un attonito doloroso stupore. Ciao Stefano Di Marino, ciao mio Andrea, ciao Alan D. Altieri, ciao Tecla Dozio, ciao Lia Volpatti, ciao a tutti gli scrittori che ci hanno preceduto. I libri, proprio come una scala, ti fanno salire un gradino di più, nutrono i nostri sentimenti, allargano i confini del sapere, del conoscere. 

La piazzetta della Gloria, a San Nicola Arcella, è vicino alla chiesa e ha una tradizione dove nella stagione estiva vige  la “Little Free Library”, la libreria che è un invito a donarsi o, ancora più generoso, a regalare un libro. A questo festival, l’associazione Andrea G. Pinketts di cui mi onoro essere la Presidente, riconoscerà un premio speciale fra gli autori presenti che concorreranno con i loro racconti. Al migliore di loro, un abbraccio, esteso a tutti i partecipanti, all’organizzazione.  

La mia anima esige il ritorno alla realtà, nasce un incanto di questo mondo antico. Nel mare sottostante sono presenti le sirene che si esibiscono in volteggi voluttuosi e cantano i canti incantatori. Attirano l’attenzione di Andrea Pinketts, noto estimatore dell’universo femminile, anche se così leggero, così immateriale, come i sogni, come la gloria, spesso effimera, ma che qualche volta riesce ad essere un messaggio eterno. 
Milano, 7 settembre 2021

pink e lado 2017JPG

***

PINKETTS & CRAWFORD 2021 

Sabato 11 settembre, nel corso della cerimonia di consegna del Premio Torre Crawford a San Nicola Arcella, è stata svelata la classifica dei vincitori dell’omonimo concorso letterario di quest’anno. Gli organizzatori, in collaborazione con l’Associazione Culturale Andrea G. Pinketts, avevano deciso di assegnare anche un Premio Speciale in ricordo del nostro scrittore, chiamato «E io lo dico a Pinketts!» riprendendo parte del titolo del suo primo racconto premiato. L’Associazione avrà la facoltà di assegnare nuovamente in futuro tale riconoscimento, qualora al concorso venga identificato tra i partecipanti al Premio Torre Crawford un racconto che si avvicini alle caratteristiche di umorismo surreale tipiche del nostro autore.
Quest’anno è stato conferito allo stesso autore che ha ricevuto più voti dalla giuria del Premio ed è quindi risultato anche primo nella classifica dei vincitori: Claudio Bovino, con il suo «Rebecca, la terza moglie», che nel corso della serata, condotta da Andrea Carlo Cappi, ha ricevuto l’attestato da Rossella Marino, intervistatrice e biografa di Pinketts.
Claudio Bovino, avvocato, insegnante e saggista, è già noto come autore di racconti e romanzi brevi; è pre-giurato al MystFest di Cattolica e collabora attivamente con l’Amys, associazione che riunisce i cultori di Martin Mystère, il celebre personaggio dei fumetti di Alfredo Castelli. In passato è stato un assiduo frequentatore delle serate milanesi di Andrea G. Pinketts.
Il suo racconto «L’occasione», selezionato per il Premio Torre Crawford 2020, è apparso nella corrispondente antologia, «Perché il sangue è la vita» (Oakmond Publishing). Nel 2021 fa il bis con «Rebecca, la terza moglie», presente nella nuova antologia «Innamorarsi di un fantasma» pubblicata dallo stesso editore. Complimenti a Claudio Bovino per la sua duplice vittoria.

bovino 1jpeg

bovino 2jpeg

Era l’estate del 2012, il mio primo incontro con Andrea.

Andrea è stato, è un vero Genio e come tale lui e la sua arte sono immortali.

L’ho ammirato, seguito ed ho letto con piacere le sue opere. Mia mamma è sempre stata una sua fan scatenata, adorava Andrea perché era l’unico artista che le trasmetteva, nel panorama culturale e artistico degli ultimi trent’anni, genialità e soprattutto percepiva il suo animo buono.

Per tutto ciò sarò per sempre grata a Michele Arpaia suo road manager, che me lo fece conoscere.

Desidero raccontare il mio primo incontro con Andrea. Era l’estate del 2012.

Andrea doveva presentare un artista che esponeva dei quadri realizzati con il sale in una galleria d’arte nel budello di Alassio. Mi apparve un bell’uomo elegante che ostentava uno stile eccentrico ma di classe, inoltre mi colpì subito la sua timidezza ed il suo garbo.

Si era fatta l’ora della presentazione, entrammo tutti nella galleria d’arte, molte persone erano accorse. Andrea con la sua voce forte e squillante cominciò a parlare e disse: “signore e signori ci ritroviamo tutti qui alle 21.00!!!”, tra le risate e lo stupore se ne uscì dalla galleria e noi al seguito. Le nostre risate echeggiavano nel budello mentre andavamo tutti insieme a mangiare. Finita la cena rifacemmo lo stesso budello ma questa volta Andrea urlava: “veniteeeee, veniteeeeeee, venite alla galleria veniteeeee”. Con il suo carisma e con quella voce profonda ma sonora non potevi non notarlo ed accogliere il suo invito. Io ero rapita e affascinata da quell’uomo. Entrammo in galleria, il pubblico piano piano arrivava mentre noi, nel frattempo, osservavamo i quadri di sale. Andrea cominciò a descrivere le opere dell’artista e lì rimasi colpita ancora una volta dalla sua enorme cultura e sensibilità, non si risparmiava con il suo senso della frase, la sua ironia; dopo poco come un vero e navigato attore di commedia dell’arte, per fare capire che le opere erano veramente di sale, si avvicinò ad un quadro e gridando disse: “vedete è saleeeeeee!!!” e diede una “potente leccata” alla tela come se stesse gustando una prelibatezza. Una grande risata accompagnata da un grande applauso ha fatto da cornice a questo momento. Questo ricordo indelebile è impresso nel mio cuore.

Andrea è questo, si dà alle persone, sa essere generoso. A proposito di sale Andrea è come il mare, immenso e salato, dà sapore ad ogni cosa.

Potrei raccontare tanti altri aneddoti, incontri con Andrea da raccontare, ma quello che conservo dentro di me, è la consapevolezza di aver conosciuto un uomo geniale con grande cuore; il suo cuore si rifletteva nei suoi occhi teneri. Persone così sono rare, rarissime, ed io mi sento una privilegiata.

In quegli occhi ho “visto” e percepito il grande amore per la sua mamma, la sua regina. Questa cosa mi univa ad Andrea.

Artisti di questa caratura, lasciano il segno, sono immortali.

Andrea c’è.

Grazie alla sua mamma ed all’Associazione che porta il suo nome, l’associazione Andrea G. Pinketts.

Invito tutti ad approfondire la conoscenza di questo grande artista, il genio Andrea G. Pinketts, perché conoscerlo vuol dire ricchezza interiore per ognuno di noi.

(Lorena Silvia Sambruna - Milano 3 Giugno 2021)

***

Questo tuo ricordo di Andrea, del primo incontro, e dei successivi che appagavano oltre all’ammirazione per il personaggio eclettico che cantava con le sue parole come un giocoliere magico con la sua smisurata cultura che ci lasciava tutti consapevoli dei nostri limiti. Andrea sciorinava il suo sapere che ci faceva capire quanto gli fosse costato nel suo percorso assorbire la sua capacità di intrattenerci, di eccitare la nostra curiosità, di uscire dalle sue serate con l’anima ricca fino allo spasimo. Di più non si poteva. Grazie di avere capito l’intimità intellettuale che esisteva ed esiste ancora oggi tra me e mio figlio. E’ vero che ero la sua regina. Anche per suo padre che mancò troppo presto, ero la sua regina. Nel cuore di Andrea è rimasto l’eco di questo amore e di questa parola che io ho trasmesso a mio figlio. Grazie Lorena di averlo captato.

Un colpo di fulmine - Molveno, Natale 1972

Avevo 27 anni e Andrea 12.

Un colpo di fulmine perché mi sembrava di parlare con un ragazzo che mi assomigliava quando avevo la sua età.

Sarà stato perché avevo la Luna e Plutone nel Leone che scorrazzavano nel mio tema astrologico che simpatizzammo immediatamente.

Una persona adulta in grado di comunicare un quadro preciso della società in cui vivevamo. Solo chi è in grado di rivolgersi in modo educato e calibrato verso un obiettivo preciso riceverà una risposta al proprio approccio più o meno positiva.

L'umorismo, da humus, è il terreno di base nel quale si seminano le verità per coloro che intendono crescere.

Andrea è riuscito alla grande ed è per questo che ho scritto a mamma Mirella “La morte non mi fermerà”. Con Lazzaro aveva scoperto la risurrezione ovvero la frequenza dell'energia dell'anima che si rimaterializza.

 ***

Gabriele Garzoli, oltre a essere illuminato astrologo, è poeta, chitarrista, cantautore di canzoni in puro vernacolo milanese e scrittore di libri nati dalla sua curiosità per la vita e i sentimenti che nascono dagli incontri come il suo per te Andrea, come il tuo per Gabriele.

L’uomo andava incontro alle montagne inaccessibili nella loro consapevolezza e magnificenza, il cielo era tagliente come la sciabola di un Sandokan di antica memoria.

Era il 25 dicembre 1972. La neve aveva lasciato un tappeto accecante nel suo biancore, il cielo giocava sui rami degli alberi costruendo figure che avevano sembianze di un mondo fatato. Ancora lontana, baluginava l’insegna di un albergo. L’uomo, ebbe il timore che fosse un miraggio, andava incontro alle montagne e trovò il rifugio ‘Albergo Antico’. Lo accolse un ambiente denso di fumo, di voci assordanti magari un po’ alterate dalle troppe grappe o simili. Lo attirò un tavolo sul quale sedeva un ragazzo che in mezzo a quel frastuono leggeva indisturbato, concentrato. Fu così l’incontro che diede subito vita ad uno scambio scintillante dove la cultura reciproca dava spazio a mille argomenti. L’uomo si era ritrovato fanciullo, entusiasta, fiducioso. Il ragazzo aveva assimilato il sapere dell’uomo.

Anche l’umorismo era presente, l’ironia, la possibilità di dare alla vita una parvenza di gioia. Questa simbiosi durò nel tempo anche se interrotta qualche volta dal silenzio. Quest’amicizia è viva ancora adesso, animata dall’energia dell’anima immortale.

Molveno, un piccolo lago, un piccolo paese. Io e te, Andrea, giovanissimo, passeggiammo insieme sulla riva di quel lago. Tu mi tenevi per mano proteggendomi dai sassi che ostacolavano il nostro cammino. Fu un momento perfetto. Andrea rispettava i miei silenzi mentali. I remember, il suo magico suono. Molveno ti piacque, era un piccolo lago, carezzevole e limpido. Io, solitaria ieri e solitaria oggi, ammirai incantata la magia dei laghi e ricordai un romanzo di Fogazzaro, Malombra. La protagonista di questo romanzo (nell’adattamento cinematografico del 1942), l’attrice Isa Miranda, rispondeva a quella malinconia dell’Essere che danno i piccoli laghi.

Ti ho trasfuso, Andrea, l’amore per la letteratura e l’incanto che possono donare i libri, le emozioni e le immagini dei protagonisti, eterne. Lazzaro, vieni fuori, il primo di tutti i libri che hai scritto e che vivono oggi come ieri, come domani, come sempre.

All’indomani ci lasciammo alle spalle le montagne incombenti, decisamente la città era il nostro habitat. Cantammo, osannando Gaber, Com’è bella la città, com’è grande la città, com’è viva la città, com’è allegra la città, e Giorgio ci tenne compagnia per molti anni. Tu ridevi del mio canto. Ho smesso di cantare. Ora, non più.

Era Natale. Io, ero infastidita dal rumore di pacchi, di carta che avvolgeva i regali, conscia dell’inutilità di quel Natale dove a Gesù non pensava nessuno. Era la festa del consumismo e le parole erano vuote. In tutti i natali della mia vita, ho sentito accanto a me la fragilità e la grandezza di quel bambino nato in una stalla con il solo calore di Maria, di Giuseppe, del bue e dell’asinello.

Ho ricordato che un Natale io ero volontaria della Croce Rossa e fui invitata a cantare durante la messa di Natale, l’Ave Maria di Schubert. La cantai con emozione e quella musica mi avvolse in un religioso abbraccio.

Il Natale a Molveno per gli ospiti era stato un abuso della rabbiosa, com’era chiamata nell’ottocento, la grappa. Lo ricorda e ce lo insegna l’autrice Albertina Fancetti nel suo libro La banda della Scopola: il commissario Dondina ne fa abbondante uso, questo nettare a volume quaranta lo aiuta a risolvere delitti e misteri. Caso mai nella mia vita dovessi incappare nel mondo dalle mille sfaccettature dei magistrati, alcuni consapevoli dell’importanza del loro ruolo, altri un po’ distratti, un tantinello disattenti o permeati di indifferenza umana e legale, offrirò loro quale cadeaux natalizio, una magnum di Rabbiosa. Chissà che non chiariscano le loro idee e riescano a risolvere i casi come il loro magnifico predecessore Dondina.


Dodici agosto 1960 nasceva Andrea G. Pinketts

Milano, 12 agosto 2021.

Il tempo si sfalda nelle mie mani, inoperose da quando te ne sei andato. Posso solo ascoltare il tuo silenzio e cercare le parole inudibili e abbracciare l’invisibile.

Tu sei, oggi, lapilli di luce cosmica che mi acquietano e fanno parte dell’energia universale nella quale ritrovo i tuoi palpiti, la tua gloria, che si rinnova e mi dona un soffio di vento che mi sfiora il viso che ti da corpo e voce.

Tua madre.

***

Le madri non cercano il paradiso,
il paradiso io l’ho conosciuto
il giorno che ti ho concepito.
Perché vuoi morire?
Non ti ricordi la tua tenera infanzia
e quanto hai giocato con me?
Perché vuoi inebriarti della tua anima?
Tu stai uccidendo tua madre
eppure non riesco a dimenticare
i gemiti del parto.
Anch’io quel giorno sono morta
quando ti ho dato alla luce,
tu sei peggio
di qualsiasi amante figlio mio
tu mi abbandoni.
(Alda Merini)

AG NOIR FESTIVAL – Luglio 2021 – Andora (SV)

Ero molto giovane, allora.

Il Teatro Sociale mise in cartellone l’opera di Giuseppe Verdi “Rigoletto”.

Mio padre mi portò, per la prima volta, a teatro. Ricordo l’abito che indossavo di moiré rosa nel quale mi sentivo una principessa. L’importante è sentirsi, non esserlo.

Ero attenta ad ogni sfumatura del dramma che si svolgeva sul palcoscenico. Storie d’altri tempi. Rigoletto, gobbo buffone di corte, ha una figlia, espressione d’ingenuità e di purezza. Viene sedotta dal Duca di Mantova, e i cortigiani che si volevano vendicare dei lazzi malevoli che Rigoletto rivolgeva a loro (ma non era malanimo era il suo mestiere) ordiscono una trama diabolica ai suoi danni.

Rigoletto voleva vendicarsi del frivolo duca e incaricò un sicario perché gli fosse tolta la vita. Gilda, amando ancora il duca si sostituisce per morire al suo posto. Nel sacco che doveva contenere il cadavere del duca, c’è invece Gilda. Rigoletto apre il sacco e trova il corpo della figlia priva di vita. Si strappa un urlo di disperazione, di vendetta, tremenda vendetta: “Cortigiani, vil razza dannata”.

Io penso che il desiderio di vendetta, è un sentimento umano, come il desiderio carnale che può essere confuso con la parola amore, come la gioia, come la malinconia, come la depressione. Il rancore che fa sfociare in azioni inique, alimenta la violenza che si manifesta col bisogno di sopraffare chi ci ha offeso, umiliato, o ferito, o che ha provocato la fine della vita con il cuore spezzato, sia perché uccide, in preda ad un irruente impulso di violenza, gelosia o invidia, sia perché ha ceduto al male, insito in ognuno di noi.

L’uomo ai tempi nostri è diventato più fragile ed intemperante. La donna che non ti ama più e vuole troncare il rapporto, rapporto che ha perso il fulgore iniziale e la complicità, diventa un’ossessione che porta a tragici epiloghi.

***

La terra di Sardegna è generosa. La sua bellezza, aspra e cupa. Così io vedo nell’isola regale, ciò che accadde a Valentina Pitzalis che porta ancora i segni indelebili di un incontro tragico. Li porterà tutta la vita. La tragedia che ha vissuto, protagonista di tanta ferocia. Si sposò con Manuel Piredda ed ebbe con lui un lungo e passionale percorso vissuto in fasi alterne. Passione, turbinose violenze sopportate con amorevole pazienza. Le donne sperano sempre di poter cambiare l’uomo ma è una pura illusione. Vissero anni di presenze e assenze fino ad arrivare alla fine conclusiva, il divorzio. Questo però non spezzò il legame che avevano l’un l’altro. Ebbero altre storie ma il ricordo ossessivo, malato, li portarono a rivedersi. Lui le fissa un appuntamento, vuole rivederla. Lei sa che non uscirà indenne da quell’incontro ma la passione prevale sulla paura. Nell’incontro il suo ex marito le getta addosso una tanica di benzina e le da fuoco. Vuole incendiarla, la vuole morta e consuma la sua vendetta. L’uomo s’incendia a sua volta. Vuole la sua donna bruciata sul rogo, come le streghe dell’Inquisizione ma lei non è una strega, è una fata che riesce a sfuggire al rogo rimanendo però sfigurata portando sul viso l’orribile vendetta dell’uomo. Seguono tre anni nei quali Valentina viene indagata di omicidio volontario. Una tragedia che non finisce. Finalmente nel 2020 viene prosciolta e questa sera è qui con noi. Col tempo riuscirà, forse, ad attenuare tutto questo orrore. Onore a te, fata del coraggio.

***

I delitti premeditati sono più orribili di quelli dettati dall’impulso, dall’amore, dalla gelosia, o da rivalità sociali o economiche. C’è una storia d’amore fra un uomo, principe del successo e del potere economico, e una donna, bella, raggiante della posizione ottenuta malgrado le sue origini modeste. Vivono un amore fatto di successi mondani, di case da sogno, di yacht prestigiosi, di macchine lunghissime. Lei aspira ad avere un posto di rilievo nel mondo schizzinoso nel quale non è bene accolta, lei era una parvenue, non era una signora. I suoi sforzi sono inutili. La sua amica più cara è una cartomante napoletana che dispensa consigli e che viene mantenuta. L’amore con il marito si sgretola (accade) fino alla separazione. Il marito ha sentito il bisogno di una vera donna che condivida con lui, una vita di lavoro, di successo, imprese realizzate. Avviene con una donna che miracolosamente incontra. L’amore non accetta questo abbandono merito anche, sospetto, della povertà nella quale è nata. Molto stupidamente sparge la voce di trovare un sicario perché il marito venga ucciso. Ci penserà la maga ad attuare il progetto dietro compenso di cinque milioni di lire. Tutto organizzato, senza ripensamenti. Al mattino mentre l’ex marito si reca in ufficio il sicario provvede ad esaudire la bella e prodiga signora. Classista, fra l’altro, riprende la sua vita fra il lusso e appaga la sua sfrenata ambizione. Il tempo passa e, a un certo punto, presenta il conto. L’attende la prigione, sarà accusata dell’omicidio dell’ex marito. La vendetta è compiuta.

***

Andora, luogo caro a mio figlio Andrea, dove l’arte, la cultura, beneficiano dell’aria, non soffrendo del bisogno di estraniarsi dal quotidiano, arricchisce l’anima e i sensi. Dopo tanto orrore, squallore, dolore, devo immergere il mio pensiero in un prato verde dove nascono fiorellini innocenti, multicolori, nel vento, nelle bufere, negli uragani, senza temere le furie del tempo dato che dopo tornerà il sole che ridarà loro vita e allontanerà, magari in modo burrascoso, le piante di cactus che crescono fra loro con le loro spine possono ferie, pungere.

Mi attira allora l’immagine evocativa: il rosso che è l’espressione della violenza, il giallo e il nero che formano un triangolo, e con la potenza dei colori, evoca la follia, rappresenta un pugnale, una spada. C’è anche il bianco che è sorgente di luce, il cappello evoca il padrino di questo art-festival da cui Andrea non andrà mai via. Il suo logo è indistruttibile. Otto anni prima Andrea aveva accettato la sfida postagli dal vulcanico sindaco Mauro Demichelis, creare il festival AG NOIR.

Oggi, l’immagine realizzata dal concept artist Giacomo Guccinelli è un tributo dell’artista all’insostituibile Andrea G. Pinketts. Testimoniare AG NOIR con il viso e l’immagine visibili solo a metà. C’è anche un altro simbolo, l’impermeabile bianco e il cappello che da modo di ricordare il padrino.

Gli artisti dialogano, creano a modo loro. Il linguaggio è comune, l’ intesa è profonda. Grazie di questo omaggio signor Guccinelli, lo terrò caro, testimone del ricordo e della nostalgia di mio figlio. Ma Andrea c’è, onore al sindaco Mauro, alla deliziosa Christine, a tutte le persone che hanno contribuito a rendere questo festival indimenticabile.

(Mirella Marabese Pinketts)

opera tributo_2png

48° MYSTFEST, Cattolica 2021 – III PREMIO PINKETTS alla Libreria LA SCUGNIZZERIA

I decenni che passano lasciano dei segni che non si cancellano e m’impediscono di appagare le brame del mio spirito che anelerebbe ad essere errante dovunque. Ma l’anima è libera. Vola via, annullando ogni ostacolo. E’ dominata da un sentimento che è il miracolo dell’amore, è una vibrazione tumultuosa del cuore, vittorioso e onnipotente. Per questo, i decenni si sfaldano dando loro nuova vita, un’energia possente, un rinascere.

E siamo qui, Andrea e io, appagati e pronti a un prodigio di un sentimento che la lontananza e il distacco fisico non annullano.

Questo palco ospita il 48° festival di Cattolica (21/27 giugno) dove l’arte, la cultura, la conoscenza, si alleano con un’ospitalità fragrante, sorridente e armoniosa della gente che ci vive. E’ come sentirsi abbracciati con un calore che riscalda il cuore.

Mio figlio Andrea che, come per prodigio, tutti voi sentite accanto, ha scritto nel libro ‘Il vizio dell’agnello’: “A Milano di notte c’è il mare”.

A Cattolica, il mare c’è sempre. Se ne sente il mormorio delle onde che parlano, a chi sa ascoltare, dando loro il benvenuto.

Andrea è fiero della Stella di Sceriffo che il sindaco Micucci gli offerse consegnandogli l’onorificenza nelle cui vesti mio figlio riuscì ad individuare centosei camorristi che furono poi arrestati, ripulendo così la città da un marasma che la offendeva con loschi intrighi.

Seguirono poi altre pericolose inchieste giornalistiche che uscirono per la rivista Esquire. A Foligno riuscì ad individuare il mostro che uccideva per puro sadismo, vittime innocenti.

S’introdusse anche, con generosa e consapevole irriverenza, nella setta degli adoratori di Satana dove, fra fuochi propiziatori, nudità esposte generosamente, effluvi misteriosi (e penso) tali da ottenebrare il cervello, riuscì a rendere più verosimile questa pericolosa intromissione nella setta dei Bambini di Satana. Ottenne anche il battesimo in nome di quel dio fasullo ed eretico, insistente nelle fantasie diaboliche ed ottenebrate da questi adepti. Ne uscì indenne, ma certamente consapevole del rischio corso. Nel 1996 Panorama pubblicò l’inchiesta giornalistica.

Mi raccontò tutto questo, e lascio immaginare a voi, il mio sgomento al  suo rientro ma la sua immagine rimasta pulita, generosa, per bene, vinse anche questa prova. Ancora, Panorama riportò questa eccezionale inchiesta e il successo fu enorme. E ancora mi turba l’esperienza vissuta da lui e ringrazio il nostro Dio. Andrea era intellettualmente attirato da queste mirabolanti inchieste. Io, confesso, molto meno.

Un’altra esperienza fu l’inchiesta giornalistica, che vissi con ammirato e silenzioso stupore: Andrea passò un mese fra i senza fissa dimora, gli emarginati, i drogati. Il loro rifugio era nei meandri della Stazione Centrale. Andrea divise un sacco a pelo e vari cartoni, dove, ne sono certa, ebbe la protezione di Morfeo, grazie Morfeo. Ritornò a casa afflitto da un persistente prurito. .

Fermare Andrea nell’indagine sociale, dettata da una profonda umanità espressa, sarebbe stato come arrestare sul circuito di Monza un pilota di Formula Uno. Emerge nei miei ricordi Alberto Ascari, facendo parte, allora, dell’entourage delle nostre amicizie.

Da questo tipo di esperienze, travestimenti, investigazioni, quale infiltrato e giornalista investigativo per Panorama ed Esquire, è nata l’idea della “Scuola dei Duri”.

Come Andrea dichiarò “La “Scuola dei Duri” è una sorta di “Bar letterario”, a metà tra un circolo ed un salotto. Un posto aperto a tutti dove chiunque può intervenire, proporre, leggere i propri scritti, o semplicemente ascoltare. Con l’attività della “Scuola dei Duri” sono riuscito a far pubblicare giovani talenti che altrimenti non avrebbero trovato spazio e considerazione nel mondo dell’editoria.”.

Questo è Andrea, lo sceriffo amato e irriverente. Questa nomina rinvigorisce anche il patto di amicizia profonda fra il sindaco Micucci e la cara e dolcissima Simonetta. Micucci si portò via un po’ del nostro cuore. Era sempre vestito di bianco e gareggiava con Andrea per abbagliare il pubblico, con le loro mise e i loro cappelli. Per i prodigi che compie l’energia e l’amore, li vedo entrambi sul palco, amici fraterni, complici.

Il 3° Premio Pinketts si apre su uno scenario che ha qualcosa di magico, di irreale.

Amici. Amici, gente, persone, che hanno visto mio figlio ancora una volta Star di questa serata. Nessuno dimentica. Nessuno ti dirà mai addio.

 

***

Sono a Napoli, città nella quale avrei voluto vivere. Ne amo il colore vivace, cangiante. Ne amo l’intensa capacità di amare, i vicoli, le stradine con i panni stesi. Ne amo i protagonisti illustri. Il grande Totò, Eduardo de Filippo, Massimo Ranieri, Luciano De Crescenzo, Roberto Murolo e Mario Merola, ed altri, in ogni campo artistico.

Ne amo anche il vocio assordante che in questa città, che è nostro vanto, esprime gioia di vivere unita a una malinconia latente.

Ed entro in una libreria di periferia: La Scugnizzeria di Scampia a Napoli.

Le librerie hanno un odore particolare, non quelle moderne dove imperano scaffali di acciaio o simili. Le librerie di quartiere odorano di cultura, di vissuto, di saggistica, di curiosità, di inchiostri vegetali.

C’è un’aria particolare. I libri, di tutti i generi, adatti a qualsiasi età, occhieggiano negli scaffali come un invito e ritorno allora a Cattolica dalla quale peraltro non mi sono mai mossa, merito della potenzialità dell’energia che non ha confini, e incontro Rosario Esposito La Rossa, scrittore, editore e fondatore della Scugnizzeria che è diventata nel tempo il riferimento culturale di Scampia con le porte invitanti e spalancate a tutto il mondo. L’obiettivo primo, ed è edificante, è un monito contro la violenza, l’ignoranza intellettiva e del cuore. E’ un impegno sociale che crea rapporti umani, che vuole migliorare chi legge, chi studia, chi ricerca ma anche chi è attirato dal malaffare, da chi al posto dei fiori ha nel cuore diavoletti o serpentelli, ignari di quanto viene loro offerto dal regno editoriale di Rosario Esposito La Rossa che ha portato una ventata di pulizia morale, di generosità, di impegno sociale. Napoli se n’è accorta. Dovrebbe essere imitato in tutta Italia.

Rosario sarà questa sera sul palco per ricevere il premio che porta il nome di Andrea. E’ il terzo premio Pinketts al Mystfest che dopo aver omaggiato nella prima edizione lo scrittore texano John Lansdale, nel secondo anno il musicista Morgan, ora consegna il riconoscimento a una libreria.

A Napoli c’è una tradizione che quando ne parlarono i giornali, mi commosse. Nei bar, se bevi un caffè ne paghi due, è il caffè sospeso. Usanza ampiamente raccontata dal compianto Luciano De Crescenzo. Quando si era felici si andava al bar e si pagavano due caffè. Uno lo si beveva e l’altro lo si lasciava per chi non aveva la possibilità.

Ebbene alla Scugnizzeria questo pensiero delicato è abituale. Alla Scugnizzeria, libreria di Melito e Scampia, hanno attivato il Libro Sospeso. Ma come funziona? Stesso concetto del caffè. Arrivano in libreria persone da tutta la città che comprano un libro e poi lasciano un sospeso.

Una libreria davvero speciale. Quarant’anni  per vedere nascere una libreria nell’area nord di Napoli. Dove prima si vendeva la droga oggi si 'spacciano' libri.

Rosario Esposito La Rossa è stato insignito del titolo di Cavaliere del lavoro “per atti di eroismo, per l'impegno nella solidarietà, nell'integrazione, nel soccorso, per l'attività in favore dell'inclusione sociale, nella promozione della cultura, della legalità e per il contrasto alla violenza”.  Questo riconoscimento fu dato anche al padre di Andrea, l’ingegner Luigi Pinchetti nel lontano 1965.

Io, grata di questo tripudio che Cattolica offre a mio figlio, dono il mio cuore a questa città, al Sindaco Mariano, all’adorabile Simonetta e a tutto il pubblico che anima questa serata. Rosario, Andrea e io siamo onorati di averti conosciuto. L’energia è benedetta.

L’amato sindaco Mariano Gennari, la squisita direttrice Simonetta Salvetti, hanno voluto ancora una volta, onorare Andrea e perpetuare la sua versatilità intellettuale e il suo coraggio, offrendo il 3° premio Pinketts, a Rosario e alla Scugnizzeria, libreria dell’anima dove i valori trionfano sul malcostume, sull’ignoranza, sulla grettezza, sulla mancanza di valori. Grazie Cattolica.

Annuso l’aria del mare che a Milano c’è solo di notte ma a Cattolica regna sovrano sempre.

Qui tutto sul programma del Mystfest a Cattolica dal 21 al 27 giugno.

Milano – Cattolica, 21 giugno 2021

Mirella Marabese Pinketts

Associazione Pinketts – Milano.

Ritratto del poderoso e formidabile scrittore Andrea G. Pinketts.

E' bello sapere, caro Andrea, che è nata una associazione che porta il tuo nome e che ripubblica i tuoi libri.

Porterà avanti tutto il buono che hai fatto.

Ritratto del poderoso e formidabile scrittore Andrea G. Pinketts.

Fotografia digitale -  Gennaio 2016.

Milano, 1 maggio 2021

(Fabrizio Bellafante) - www.bellafante.com

***

Io credo che ognuno di noi, abbia conservato gelosamente uno o più scatoloni, non visibili, sopra un armadio o in un luogo della propria casa, ben nascosti. E’ il rifugio dei ricordi, contiene fotografie che ci siamo sempre ripromessi di mettere nel loro posto, negli album. Per quanto mi riguarda gli album, pur belli, sono vuoti. Gli scatoloni invece sono pieni. E’ bello sollevare il coperchio e ritrovare con nostalgia frammenti del nostro passato. Una fotografia, a qualsiasi tempo appartenga, ci dona un’emozione. Dirò anche che, almeno nel mio entourage, poche persone hanno il tempo o la voglia di incasellare le fotografie, immagini di momenti vissuti ma sfumati spesso dall’oblio. Ci sono invece, per nostra fortuna, foto che riguardano il presente e ci riportano immagini che vivificano i sentimenti e il tempo presente.

E’ una foto scattata da Fabrizio Bellafante che fa premere il mio cuore, perché ha colto con sorprendente chiarezza e vividicità, l’immagine di mio figlio Andrea. E’ una foto che parla, e non solo ai miei occhi, che cercano, ascoltano, qualsiasi momento della vita di mio figlio.

La pistola facile, il rumore degli zoccoli dei cavalli, lo scatto evoca il mondo Western. Il sigaro c’è, il cappellaccio dalle larghe tese pure, manca la giacca di camoscio con le frange. E’ gelosamente custodita da me insieme agli stivaloni e il cinturone. 

L’atteggiamento, lo sguardo di Andrea, pensieroso e intrigante. Lo immagino, in una prateria del Texas, indeciso se entrare o no in un Saloon. Conoscendo mio figlio penso che si lascerà tentare.

La foto di Andrea, caro Fabrizio, mi ha riportata in un periodo, quando questa mise e tutto quello che rappresentava, affascinava la gioventù dell’epoca. I cowboy, i grandi eroi, vedi John Wayne. Quanta nostalgia.

Tutto quello che ha creato Andrea, poderoso e formidabile scrittore, è sospeso nel tempo per alimentare la sua presenza libera e feconda.

Aggiungo di mio, che le foto incasellate nello spazio e nel tempo, mi lasciano perplessa e disorientata. Penso e credo che un po’ di fantasia animerebbe questi album immoti e privi di vita.

Suvvia, bando alle melensaggini, la fantasia è l’arcobaleno della vita, lo afferma Andrea, io lo seguo a ruota. Spero che approviate.


Dedicato a Sergia Monleone

Partecipavo all'AG Noir Festival di Andora. Luglio 2018.

Sergia Monleone sul suo secondo noir "PALASEOMNOST- Le inchieste del Commissario Miraggio"

Ho fatto in tempo a conoscerlo, a gustarne la sottile ironia, grande intelligenza, estrema educazione e dolcezza. L'ho abbracciato come un fratello, teneramente ma con trasporto, massaggiandogli la schiena e lui mi aveva sorriso provando forse dolore, sulla pelle e dentro, ringraziandomi, Lui! Mentre di ringraziarlo, non avrei mai smesso io, per quella fantastica giornata di luglio ad Andora. Ci mancherà tantissimo. Andrea G. Pinketts non ce l'ha fatta a vincere il 'bastardo', e gli psuedo-mojito analcolici resteranno il suo modo per mandare la Morte a fare in c...

E così l'ho conosciuto. Ho pubblicato la chiacchierata con lui, e nonostante fosse già malato, la mente era acuta, vigile, analitica. Un eclettico fuori-classe, un grande Uomo nell'accezione massima del termine.

19 aprile 2021 (Sergia Monleone)

***

Io sento, insieme a Lui, quella tua carezza sulla sua schiena. La sento e mi è cara, preziosa, la tengo in caldo perché sai, Sergia, Andrea non è andato via, ha solo cambiato dimora. Non ha vinto ‘il bastardo’ ma la sua grandezza di artista e di Uomo. Non è dimenticato, è osannato, e allora vive con palpiti di verità trasfuso nell’immensità.

Io, lo sento, lo vedo, odo la sua risata faraonica, il suo modo sottile e ironico di comunicare con noi che lo abbiamo amato.

Il distacco fisico è temporaneo ma il ricordo e la sensazione di essere stati vicini e partecipi ammirati e commossi di quell’intelligenza, di quella generosità, di quella straordinaria umanità e giocosità è ancora fra noi. Abbiamo avuto un privilegio, imparare cos’è un Uomo.

In barba al ‘bastardo’… che vada a fare in culo.

Andrea ride stupefatto, è un eloquio che non mi si addice, ma quando QUANNO CE VÒ, CE VÒ!

Anch’io ti abbraccio come una sorella. Sono una madre battagliera, così come mi vuole Andrea, io Gli ubbidisco.

A me piace andare per mercatini, annuso, ascolto, deduco, imparo. Trovo una bancarella di libri usati e mi attira un libricino dall’aria molto abbandonata, forse non interessa a nessuno. Ha le pagine ingiallite, è usato. Lo apro, risale forse all’ottocento, emana odore di muffa, stantia. Lo apro e trovo una frase che mi colpisce “Meglio saperti immemore e ridente, che memore e dolente”.

Ancora una volta io gli ubbidisco e sorrido e lo rendo felice.

***

LOGO-FESTIVA-AGOIR-E-COMUNE-DI-ANDORA-2png

Libri noir, editoria indipendente e casi di cronaca raccontati da giornalisti ed investigatori caratterizzano il Festival “AG Noir” (A come Andora e G come Genius) promosso dagli Assessorati alla Cultura e Associazioni del Comune di Andora con la direzione artistica e la conduzione di Christine Enrile, presidente della c|e contemporary.

La manifestazione ha avuto come padrino Andrea G Pinketts, scrittore, giornalista, drammaturgo e opinionista italiano.

Tempo di doni, dicevo, è una lettera di Davide, fratello, amico, fan di Andrea.

Cara Mirella,

ho terminato di leggere ieri l'ultimo libro di Enrico Vanzina, di cui sono venuto a conoscenza leggendo per caso una sua intervista.

E' stata per me una grande emozione veder rinascere e nuovamente morire Andrea tra le pagine di un libro scritto da qualcun altro.

Devi sapere che esistono due persone che non sono più tra noi a cui io penso tutti i giorni: una di queste è proprio Andrea.

Senza ombra di dubbio è stata una delle figure più importanti che io abbia avuto per la mia formazione umana, nonché la persona a cui ho permesso di conoscermi meglio. Essendo agnostico, la scelta di Andrea come padrino di battesimo delle mie figlie aveva come ratio proprio questo aspetto: se mi fosse capitato qualcosa lui sarebbe stata la persona più indicata per raccontare alle mie figlie chi fosse loro padre.

Andrea ed io abbiamo condiviso una sensibilità non comune e ti assicuro che per me è stato un vero dono del destino conoscerlo: quello che sento di essere diventato oggi lo devo anche a lui.

Ti abbraccio forte sperando che le circostanze ci permettano di poterci incontrare.

Milano, 17 aprile 2021

(Davide Manglavite, Il Fan)

***

Caro Davide, il ricordo che ho di te è quello di un ragazzo, giovane, seduto dietro me ed era col viso proteso verso Andrea per meglio ascoltare, per meglio assorbire, per meglio capire.

Da allora, oggi, ogni volta che Andrea parlava di avvenimenti, presentazioni dei suoi libri, prefazioni dei libri dei suoi amici, tu c’eri. Eri una presenza che io e Andrea sentivamo come un faro di intelligenza, di voglia di sapere, che poi è la stessa cosa. Hai seguito Andrea tutta la vita.

Lo so che tu pensi tutti i giorni a due creature che ci hanno lasciato. Per pudore e per rispetto non dirò il nome, l’altro è Andrea.

Ripenso a lui come penso a quel mattino freddo e quasi ostile perché era, in quel momento, il motivo che ci vedeva uniti con lo stesso amore e con costernazione per quel palpito di vita che si era spento. Il tuo viso era una maschera di dolore, impietrito. Mi abbracciasti e io riascolto le tue parole che mi dolgono ancora come se il tempo non fosse passato.

Io penso che i legami del sangue non esistano. Spesso ci troviamo accanto persone che non parlano e che non capiscono il nostro linguaggio. Andrea ti aveva scelto come fratello e vi univa un anello di metallo prezioso, fatto di intelligenza, di conoscenza intima, di sensibilità. Spiritualmente quell’anello manda ancora oggi i suoi bagliori.

La vita ha mantenuto le sue promesse, ad Andrea ha dato la gloria, il successo, una luce che abbacina chi l’ha conosciuto e amato; a te, Davide, ha donato un nido amorevole che ti accoglie e ti infonde amore e rispetto, una vita mirabolante e una professionalità che desta ammirazione per l’Uomo che sei, umano. Il fratello di Andrea.

Arthur Miller, celebre drammaturgo americano, scrisse un’opera teatrale alla quale io ebbi la fortuna di assistere. Il titolo è “Erano tutti miei figli”. Una storia struggente, io ne ebbi un colpo al cuore e la ricordo ancora integra nel tempo. Sull’eco di queste parole, io ti aspetto Davide. Vieni quando vuoi, anzi prima e abbracciandoti ti chiamerò, Figlio.

Pinketts_TheFanjpg
***
Segue articolo di Davide Manglavite, in ricordo di Andrea G. Pinketts.

Articolo_DManglavite_Repubblicajpg

'La Stampa' del 10 aprile, l’articolo di Simona Sparaco

Oggi, venti aprile, è tempo di doni.

La presenza di Andrea, nel giorno in cui è mancato, è stata compensata anche se io vivo rinnovando ogni mese, il giorno, l’ora in cui la sua assenza vitale si è trasformata nell’immortalità della magia delle parole, degli avvenimenti, degli incontri, che hanno trovato altri lidi, dove terra e cielo si incontrano lasciando nostalgie e rimpianti ma fissati nello spazio-tempo.

Un ammirato stupore, come quando accade un miracolo, è tempo di doni.

Perché tempo di doni?

Ho letto su 'La Stampa' del 10 aprile, l’articolo di Simona Sparaco, una recensione del libro di Enrico Vanzina “Una giornata di nebbia a Milano”, ispirata in parte dall’identificazione di Andrea.

La scrittrice ha colto di Andrea, la cultura, l’intelligenza, la profonda umanità, la dolcezza e il vigore di un uomo che si atteggiava a duro ma che, come disse la Nanda, era un duro dal cuore di meringa. Miracolo, questa frase della Nanda, scaturita da un incontro a trois, che la scrittrice ricorda con tenerezza e che trasmette a me, sua madre, una dolcezza dal tempo perduto, direbbe Proust.

Chi può aiutare Luca in questa missione se non un amico scrittore noir ‘senza convenzioni, con il cuore grosso, grottesco e appassionante’ come Giorgio Finnekens? Quest’anima della notte, che tiene, ‘il sigaro spento tra le labbra’, ama le donne e che, con i suoi ‘ricami mentali’, abbindola e affascina Luca e insieme noi tutti, è un chiaro omaggio a uno dei protagonisti più appassionati e interessanti della Milano letteraria, il compianto Andrea G. Pinketts. Così come un omaggio viene reso anche alla città di Milano, che non è solo nel titolo, ma vive ogni pagina.”

Allora, io mi inorgoglisco e ascolto le parole di questa scrittrice che oggi al telefono mi ha detto queste parole: “Deve essere fiera di suo figlio.” 

Lo sono.

Nei libri di Simona c’è la sensibilità di una donna gentile, appassionata, teneramente consapevole dei drammi della vita. Grazie di essere stata amica di Andrea e di averne colto, nel suo articolo, la grandezza.

Abbraccio, da mamma, Simona, amica di Andrea.

Milano, 20 aprile 2021.

***
2021_04_10_LaStampajpg