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Associazione ANDREA G. PINKETTS

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"Le Trottoir" di Milano ha chiuso per sempre domenica 26 gennaio 2025. Il celebre locale meta di artisti in pi

2025-04-16 15:01

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 Un buco nero è quello che si presenta ai miei occhi impauriti da tanto squallore: il nostro amato Trottoir non è più. La notizia era nell'aria, un campanello di allarme, ma non una campana a morto. Il popolo si mise in allarme e creò una catena che lo legò. Andrea era il più eccitato: il locale era il palcoscenico della sua vita, dove aveva creato il suo patrimonio artistico, muovendo i primi passi che crearono una esplosione di personaggi, di avventure mirabolanti, che attirarono l'attenzione del mondo variopinto di cui Le Trottoir era il vento di fama, di rispetto, di ammirazione.

L'aria intorno al locale era deserto, non cresceva più nemmeno un fiore, nemmeno il più umile: una margherita smarrita da tanta solitudine.

Ma i milanesi non si arresero: avevavo e hanno bisogno di colori, di rumori, di musiche, di rapporti umani autentici. E irruppe, in tanto grigiore, una gentildonna francese, un'artista famosa, un caschetto biondo, Michelle Vasseur che insieme a Mannarelli e Michelangelo creò con la forza e la creatività, con la fantasia, con la conoscenza del Trottoir che i milanesi avevano sognato e il locale divenne famoso, rinnovò l'incantamento di un rifugio per gli artisti, per le persone che amavano l'arte e furono contagiati da un'atmosfera affollata da un Bacco sornione che sorrideva gioioso da tanto splendore.

Ma tu Andrea, mio figlio, con il tuo talento, con le tue mise favolose, col tuo vocione roboante e il tuo sigaro, sapesti, con il tuo fascino tenebroso, incantare con le tue parole.

La tua personalità affollava la tua seconda casa, meritandoti l' Ambrogino d'oro.

La stanza al piano superiore intitolata a tuo nome, un ambiente pittorico a murale, dipinto da un pittore francese un po' allucinato.

A tutti questi personaggi si unì un frequentatore abituale grande amico di Andrea, che per molte ragioni di aspetto e un po' arruffato, non aveva la parola forbita e arricchita da frasi giuste. Si chiamava Fusacchia: Giuseppe Fusacchia.

Aveva un'educazione che purtroppo è in disuso: una semplicità fragile e generosa, un signore di cui si è perso l'immagine.

Era molto amico tuo, benchè foste dissimili. Lui aveva scelto, come dimora, la strada, piena di difficoltà e particolarmente faticosa: lui amava la libertà. Camminava con il tuo libro in mano, "Fuggevole turchese"; affermava che il dottor Vivacchia, un personaggio del libro che sotto certi aspetti gli assomigliava, era per lui ragione di orgoglio ed era sicuro che Andrea aveva creato questo personaggio pensando a lui, Giuseppe Fusacchia. Era nel quartiere di Brera, distinto per l'eleganza un po' stropicciata, ma soprattutto per la sua cultura e il suo calore umano, che lo rendeva indimenticabile.

Ora che tu, paracadutista della Folgore, hai bivaccato nei cieli, hai finalmente raggiunto la vera pace e la vera casa. Gli angeli hanno intonato il più bello dei cantici, ti hanno atteso schiere di chi ti ha preceduto. E tu Andrea lo hai accolto con la signorilità che ti ha sempre accompagnato, specie nei confronti dei più fragili. Ma era poi davvero fragile Fusacchia? Io penso che tu fossi regale, che il cielo dove volavi come paracadutista della Folgore ti permetteva di andare verso il divino, e il divino, siamo certi, ti avrebbe accolto.

Mi sono trattenuta a lungo in questa stanza al primo piano del Trottoir cercando l’eco di tutte le parole di cui hai arricchito le pareti.

Ho annusato l’impossibilità del tuo respiro, ho accarezzato il tavolo su cui tu scrivevi, con la fantasia che muoveva i tuoi personaggi alla ricerca sempre appagata di gesta e di avventure paradossali che incuriosivano per la loro drammaticità unita a un consenso ludico collettivo. Grazie figlio mio.

Con la chiusura del Trottoir si chiude un’epoca: quella degli artisti, della giovinezza, delle illusioni sognate. È tempo che io ritorni al tempo presente, dove la melanconia regna sovrana. Scendo le scale per allontanare da me il bisogno di piangere, odo i miei passi e un fruscio di ombre silenti mi accompagnano in questo addio.

Andrea, bimbo mio grande, quando te ne andasti non ti dissi addio.

Il tempo che lenisce, ma non guarisce, ha avvolto la mia fisicità in un velo cosparso di roselline, di myosotis, di tuberose. Lo stesso velo che avvolge il tuo spirito vivente e mi aiuta a vivere rievocando la magia del nostro Essere madre e figlio.

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