Il blog di Mirella Marabese Pinketts

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Mi presento, mi chiamo Mirella Marabese Pinketts e sono la Presidente dell’Associazione culturale Andrea G. Pinketts.

Benvenuti a tutti voi che darete lievito alle mie parole dove è dominante l’emozione.

Sì, sono la madre di Andrea Pinketts. Al suono di questo nome vedo la maggior parte di voi trasalire. Un nome conosciuto e diffuso. La genialità non è ascoltare, interessati, incuriositi, all’eco di questo messaggio perchè è tale e non è un comunicato.



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Ritratto del poderoso e formidabile scrittore Andrea G. Pinketts.

E' bello sapere, caro Andrea, che è nata una associazione che porta il tuo nome e che ripubblica i tuoi libri.

Porterà avanti tutto il buono che hai fatto.

Ritratto del poderoso e formidabile scrittore Andrea G. Pinketts.

Fotografia digitale -  Gennaio 2016.

Milano, 1 maggio 2021

(Fabrizio Bellafante) - www.bellafante.com

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Io credo che ognuno di noi, abbia conservato gelosamente uno o più scatoloni, non visibili, sopra un armadio o in un luogo della propria casa, ben nascosti. E’ il rifugio dei ricordi, contiene fotografie che ci siamo sempre ripromessi di mettere nel loro posto, negli album. Per quanto mi riguarda gli album, pur belli, sono vuoti. Gli scatoloni invece sono pieni. E’ bello sollevare il coperchio e ritrovare con nostalgia frammenti del nostro passato. Una fotografia, a qualsiasi tempo appartenga, ci dona un’emozione. Dirò anche che, almeno nel mio entourage, poche persone hanno il tempo o la voglia di incasellare le fotografie, immagini di momenti vissuti ma sfumati spesso dall’oblio. Ci sono invece, per nostra fortuna, foto che riguardano il presente e ci riportano immagini che vivificano i sentimenti e il tempo presente.

E’ una foto scattata da Fabrizio Bellafante che fa premere il mio cuore, perché ha colto con sorprendente chiarezza e vividicità, l’immagine di mio figlio Andrea. E’ una foto che parla, e non solo ai miei occhi, che cercano, ascoltano, qualsiasi momento della vita di mio figlio.

La pistola facile, il rumore degli zoccoli dei cavalli, lo scatto evoca il mondo Western. Il sigaro c’è, il cappellaccio dalle larghe tese pure, manca la giacca di camoscio con le frange. E’ gelosamente custodita da me insieme agli stivaloni e il cinturone. 

L’atteggiamento, lo sguardo di Andrea, pensieroso e intrigante. Lo immagino, in una prateria del Texas, indeciso se entrare o no in un Saloon. Conoscendo mio figlio penso che si lascerà tentare.

La foto di Andrea, caro Fabrizio, mi ha riportata in un periodo, quando questa mise e tutto quello che rappresentava, affascinava la gioventù dell’epoca. I cowboy, i grandi eroi, vedi John Wayne. Quanta nostalgia.

Tutto quello che ha creato Andrea, poderoso e formidabile scrittore, è sospeso nel tempo per alimentare la sua presenza libera e feconda.

Aggiungo di mio, che le foto incasellate nello spazio e nel tempo, mi lasciano perplessa e disorientata. Penso e credo che un po’ di fantasia animerebbe questi album immoti e privi di vita.

Suvvia, bando alle melensaggini, la fantasia è l’arcobaleno della vita, lo afferma Andrea, io lo seguo a ruota. Spero che approviate.