Il blog di Mirella Marabese Pinketts

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Mi presento, mi chiamo Mirella Marabese Pinketts e sono la Presidente dell’Associazione culturale Andrea G. Pinketts.

Benvenuti a tutti voi che darete lievito alle mie parole dove è dominante l’emozione.

Sì, sono la madre di Andrea Pinketts. Al suono di questo nome vedo la maggior parte di voi trasalire. Un nome conosciuto e diffuso. La genialità non è ascoltare, interessati, incuriositi, all’eco di questo messaggio perchè è tale e non è un comunicato.



Saga Egmont, l'audio libro di "Il vizio dell'agnello"

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Io ti risponderò tak for nu (grazie...)

Caro Davide,

è un tardivo pomeriggio di novembre e mi è grato rispondere alla tua mail di un anno fa, nella quale esprimevi a Elisabetta Friggi e ad Andrea Carlo Cappi, il tuo interesse a pubblicare per la casa editrice danese nella quale operi, Saga Egmont, l'audio libro "Il vizio dell'agnello"...

Ora, a compimento del progetto voglio entusiasmarmi e ringraziarti!

Sono la madre di Andrea G. Pinketts e presidente dell'associazione culturale a lui dedicata. Il nostro compito, è far sì che la letteratura duri nel tempo, come insegnamento attuale e futuro.

Nell'incantevole Copenaghen spero che, attraverso il tuo lodevole impegno, la sua "voce" possente ma anche melodiosa e avvincente possa valicare i confini e suscitare emozioni violente, curiosità e desiderio di approfondire chi è lo scrittore Andrea G. Pinketts, come vive, cosa pensa. Ne parlo al presente, da madre, da lettrice onnivora.

Natale è già nell'aria e nel paese dove tu hai la buona ventura di vivere emana un profumo spirituale che alleggerisce i cuori e dona la gioia dell'attesa. Tutte le porte sono già adornate di fiori, di ghirlande colorate che presagiscono la festa nell'attesa che in Danimarca è sentita come un rito religioso, non di forma ma di spiritualità. Mi è spontaneo pronunciare la vostra famosa parola Higge, l'amore e la gioia e il dono che, insieme al profumo della cannella, brilla nelle luci e ne rende il profumo dilagante e rasserenante. Mi offri, caro amico, una tazza di cioccolata calda con la cannella? Ne sento il calore profumato che attenua il freddo, il buio, che nella vostra regione si alterna a lunghi periodi di sole accecante. Una curiosità, com'è il clima di Natale da voi? Grazie di accogliere questa mia ingenua curiosità che potrei, sì, appagare con mezzi tecnologici, oggi tanto in uso, ma io che sono una donna romantica preferisco sentire dire alla vostra maniera, arcaica, che sa di gentilezza, cordialità. Perciò se saprò da te che il cielo ha a Natale colore azzurro terso e buio misterioso, io ti risponderò tak for nu (grazie...). Grazie per oggi, stasera.

Mi affascina che il paese in cui hai scelto di vivere sia uno fra i più felici al mondo. Qual è il segreto? Io credo sia l'amore e l'immensa sensazione che si dà alle piccole cose, alla semplicità, all'uguaglianza sociale. Janteloven esalta i valori dell'uomo, indipendentemente dal valore economico e professionale, grande conquista e lezione del saper vivere nel rispetto reciproco.

I reali, la regina Margherita II in particolare, hanno una visione della monarchia moderna e adeguata ai tempi; vivace, svelta e priva di orpelli. I cocchi dorati non esistono! Esiste la bicicletta, il suo mezzo di trasporto; la regina è chiamata, infatti, la regina della bicicletta. Il suo vessillo, dice la leggenda, è una bandiera che sventola dal 1219 e tale è rimasta svettando felice su questo Stato, indipendente e libero. Higge, sii felice.

Dalla Danimarca, a distanza di decenni, lo scrittore Hans Christian Andersen nelle sue favole ancora ci commuove e, forse, ci fa ancora piangere, ma è una commozione velata di nostalgia. Domina la storia, la letteratura... nella trama dell'Amleto, Shakespeare ha creato l'inimitabile e sempre carico di storia cruenta e tragica principe Amleto. Il suo angoscioso "essere o non essere" che ancora oggi non ha risposta. Il castello nella cittadina di Elsinore (Helsingør) sulle sponde del mar Baltico è muto in uno spettrale e mortifero silenzio. La storia drammatica, ma sempre culturalmente e letteralmente vivace, nasce nel castello di Kronborg che, come tutti i castelli, nasconde segreti arcani e venusti.

C'è un simbolo che ritrae chi agiva nel porto di Copenaghen. È una statua che raffigura una giovane donna, è la famosa sirenetta tratta da una novella di Andersen. La sua voce è triste perché rappresenta l'amore. La sirenetta ha sacrificato la vita per l'amore. L'amore è un sentimento nobile ma spesso distruttivo. È la novella con la quale, ancora una volta, lo scrittore danese Andersen ha toccato il nostro cuore.

Io, con la mia mano trepida e carezzevole, sfioro il viso per asciugare le sue, le mie, le nostre lacrime.

Mirella Marabese Pinketts

Qui, Andrea Carlo Cappi per Saga Egmont


Fermata Bolivar - da "FIL BLEU - Storie di Milano lungo la M4" di Giacinta Cavagna di Gualdana e Carola Guaineri

FIL BLEU - Storie di Milano lungo la M4 di Giacinta Cavagna di Gualdana e Carola Guaineri.

Un libro che racconta Milano attraverso un’inedita prospettiva, seguendo il tracciato di una nuova linea della metropolitana, fermata dopo fermata. Il sodalizio tra una storica dell’arte e una fotografa diventa un viaggio per scoprire nuove angolazioni da cui osservare la città. Ne scaturisce un libro in cui le parole e le immagini coabitano felicemente completandosi a vicenda. Mentre la talpa scavava nelle viscere della città, le autrici hanno percorso con le loro biciclette le strade tra periferia, centro e di nuovo periferia. Hanno osservato gli spazi, bussato a porte, conversato con le persone, scoperto nuove realtà. Il libro si compone infatti proprio come un viaggio lungo le stazioni della M4, la linea blu. Per ogni fermata, con parole e con scatti fotografici, Giacinta Cavagna di Gualdana e Carola Guaineri si soffermano ad osservare e descrivere i luoghi e le storie. Tra i cortili di Giambellino e Segneri, conversando con un libraio, un chirurgo, una suora, osservando la facciata della casa di Gio Ponti in via Dezza e il cancello liberty di Alessandro Mazzuccotelli in Casa Moneta, si instaura con la città un dialogo caratterizzato da curiosità, attenzione, passione.

Fermata Bolivar

STORIE - “IO PERSONALMENTE MI DIVERTO”: LA MILANO DI LAZZARO SANTANDREA, ALTER EGO DI PINKETTS

A Pinketts, “che ha vissuto, raccontato, amato e camminato la sua città come forse nessun altro”.

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 ***

Giacinta, il profumo del tuo nome mi sale alle narici e m'inebria come il tuo progetto di cui ci parlasti un anno fa, ora diventato realtà. Allora, ti dissi: «Sarà bello proporre e parlare di Andrea. Qualsiasi informazione tu desideri, noi, dell'Associazione Pinketts, siamo felicemente disponibili e di buzzo buono, come direbbe Andrea. L'idea della fermata Bolivar mi entusiasma».

Da anni non prendo l'autobus per questione di salute ma ancora sento l'annuncio di fermata "...qui Piazza Bolivar", qui è passato il mondo. Cara Giacinta, questa fermata è tutta la piazza che ne è pregna di risate, di incertezze, di imprevisti. Un piccolo particolare che tu ancora non conosci: la mia casa, la nostra casa, Lorenteggio 5 quarto piano, è invasa da campanelli di tutte le fogge, di tutte le epoche, che io ho raccolto durante tutta la mia lunga vita. 

Mi chiedevi, Andrea: «Mamma ma a cosa ti servono tutti questi campanelli?» E io rispondevo: «Il loro suono mi dona allegria.» Anche se tu dicevi «Mamma, sei ancora una bimba!» mi piaceva che mi definissi ancora fresca nel cuore, nei pensieri, nelle speranze. 

Di una signora ho qualche filo bianco ma la perdita di Andrea mi ha procurato un'amputazione che il tempo non alleggerisce ma acuisce. Mi consola il fatto fisico mentre lo spirito rimane uguale.

Aspetto con te e con Andrea... qui, piazza Bolivar è un concerto di trillio e di scampanellio, è il concerto della memoria che inneggia a un habitat fatto di amore, di ricordi, di certezze. Sono io, siamo noi, che ringraziamo. E l'eco dei campanelli canta ancora "Qui, piazza Bolivar!".


Primo Novembre 2022

La città silente. 

L'aria è rarefatta. L'attesa della nebbia ci avvolge dalle foto sbiadite che fluttuano vapori indefiniti che emanano dalle ultime dimore di chi non ha più voce. Le lampade votive sono come fuochi d'artificio tardivi.

Non mi piace questo silenzio, ero abituata al frastuono eccitante ed eccitato che la tua voce mi provocava, che narrava il mistero della vita e dei non ritorni. Vorrei risentire la tua risata, la tua voce tonante, i virtuosismi della tua parola.

Così, io sfido il passato e come per magia vado incontro al tempo passato... e siamo al primo novembre. Accadeva qualcosa, qualcosa accade. Un quaderno attirava il mio sguardo, piccolo, nero, intonso, solitario.

Le pagine bianche erano in attesa della tua penna frenetica, dei vagabondaggi dei tuoi personaggi immaginifici che catturavano la nostra attenzione, tentando di seguirli nei loro voli fantastici per trarne il bisogno fisico, spirituale, emotivo, di godere un po' della loro assenza e il gioco era fatto. Era bello era magico.

Così, il primo novembre voglio ritrovare quella magia per risentire il fervore che ti animava dando lievito alla tua creatività, dando respiro a tutta l'aria compressa per esprimersi e per poter comunicare tutta quella lucidità umana, di vita, di cultura, di ironia, di emotività che tu sai esprimere.

Meraviglioso è il potere del serbatoio della memoria e i colori sono sfavillanti e soprannaturali che, col passar del tempo, con i ricordi, non impallidiscono ma rinvigoriscono. Mi ha accompagnato tutta la vita facendo fremere il mio cuore, il sussurro del nostro grande poeta Pasolini e il suo sublime amore per la madre, sentimento che era condiviso da me e mio figlio, allora era un sentimento completo, invasivo, totale.

...

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

(Da Supplica a mia madre di Pier Paolo Pasolini)


Ti supplico mamma, dicevi, non morire. Invece.

Però, il tuo genio balza nell'aria, svetta verso il cielo, sei tu Andrea, ti ritrovo. 

Eri tu a riscaldare le mie viscere.

Primo novembre, la città silente oggi è lussuriosa di fiori, di colori, di memorie d'amore, è il giardino degli assenti viventi.

CREERO' UN FIORE...

E mi è dolce, quando le mie elucubrazioni mentali me lo consentono, lasciare le briglie sciolte alla mia fantasia, alla mia immaginazione che mi porta oltre i confini della realtà e mi fa intravedere pure l'inesistente, forse il nulla, che per me, figlia della luna, è il tutto. Un tutto che svanisce fra le mani immateriali come le ali di una farfalla che dopo lungo vagare finalmente è approdata a un lido sicuro, la mia mano, che la coglie trepida, ansiosa di darle amore, sicurezza, un calore, riposo. Attenta a non sfiorarle le ali perché non perdano il loro splendore.

Così anche la mia mente vagabonda annulla il tempo che l'ha preceduta e cancella le ombre dolorose, le pene, i ricordi, la solitudine, quanto di nefasto del passato ha annullato la mia gioia di vivere. Ma quale gioia?! Non nasce nemmeno un fiore che io possa donarvi per creare un attimo, solo un attimo di comunione spirituale che ci unisca.

Ed ecco allora che in queste strade prive di calore umano la mia immaginazione ha uno slancio verso il cielo, dove nasce un fiore, uno per te e uno per tutti quelli che ne sono privi.

Mi palpita nel cuore questo simbolo di amore, paga di questo dono, frutto dell'amore e delle reminiscenze nostalgiche del cuore.

01 Novembre 2022

Mirella M. Pinketts

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Andrea G. Pinketts inizia a scrivere il suo primo romanzo 'Lazzaro, vieni fuori' il primo novembre 1984. Da qui la tradizione vuole che ogni suo libro veda la prima luce il giorno dei santi.
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@PinkettsLibri  
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TUTTI GLI AMORI SONO NOSTRI

Carmelo Abbate riversa il fiume in piena di sentimenti che ti travolge la vita, un uragano di emozioni che possono travolgere tutto, sia nel bene che nel male, e turbare il tuo equilibrio.

Caro Carmelo, mi piace il tuo nome come mi piace e mi affascina la tua terra così ricca di fermenti, di umori, di passione.

Io sono una creatura nordica ma invidio la ricchezza dei sentimenti che, da voi, solo l'aria che respirate è piena di una linfa vitale.

Volevo parlarti, se me lo consenti, del tuo libro....

Lo tocco, lo sfoglio, in attesa di leggerlo.

Mi intenerisce la tua dedica che parla di mio figlio attribuendogli quell'aggettivo meraviglioso tipico della sua personalità che emerge quando scrive e pensa, quando vive, quando se ne è andato. Grazie di averlo ricordato.

E' un'estate sconvolgente, odio l'estate come cantava ai suoi tempi Bruno Martino con la sua voce di interpretazione che ti portava a condividere la sua fatica di vivere in questa stagione così sudaticcia.

Ho anche apprezzato le parole di Luciano Ligabue che sono nel libro "L'amore conta, l'amore conta. Conosci un altro modo per fregar la morte?".

Andrea ci è riuscito a fregare la morte, io non gli ho mai detto addio e tutto è rimasto qui come prima, la sua fama che non si è distolta ma ha preso nuovo vigore e vivacità. Lui ha fregato la morte, con il tuo libro caro Carmelo hai ridato vita e splendore alla genialità di Andrea, al suo essere uomo, bambino, fanciullo, alla sua sensibilità che ritrovo nei sui scritti e nei suoi interventi.

La parola. Le parole comprensive che perdono qualche volta il loro significato eccetto quando parlano di perdono, accade raramente.

Le stelle illuminano la via, sono una vecchia signora, Carmelo, il tempo non mi è stato clemente ma porto nel cuore l'innocenza, la purezza, la freschezza dei sentimenti che anche tu possiedi: permettimi di leggere le tue storie di vita, d'amore, di mistero drammatico cercando di capire, ricordare, perdonare.

Grazie di questo dono, ancora una volta, espressione del tuo sentimento per Andrea.

10 luglio 2022

LA VOCE NARRANTE - Luca Caglio, Corriere della Sera - 13 agosto 2022

LA VOCE NARRANTE

Io chiudo gli occhi e ascolto. Le tue parole, caro, sono una carezza, una melodia che ridona a mio figlio la vita, l'entusiasmo, la cultura, anche la sua presenza fisica, benché sembri impossibile. Qualità che emergono in chi aveva la buona ventura di conoscerlo, di frequentarlo, di leggerlo nella sua cultura avvincente e trascinante.

Ti ho già ringraziato, caro Luca, al telefono ma mi sembrava un po' riduttivo. Ti ho ringraziato dell'articolo sul Corriere della Sera del 13 agosto e ringrazio anche la tua collega fotografa che vorrà corredare il tuo articolo di immagini che riflettono Andrea.

Che rivela il tuo articolo oltre la personalità di mio figlio ma ne trascrive il cammino talvolta movimentato ma sempre e comunque inteso a conoscere a capire a costruire la sua cultura che lo ha premiato con le varie onorificenze ricevute.

Tu, caro Luca, passami la confidenza del tu, spero che promuoverai questo rapporto in cui la sua vita e qualche tua collaborazione con l'Associazione Culturale Andrea G. Pinketts che io mi onoro di presiedere in modo da creare un rapporto più intimo più personale.

Il tuo articolo inaspettato ha segnato il momento magico nel quale Andrea si è affacciato alla vita che ha ravivvato le promesse del suo ricordo, il suo essere, i suoi modelli di vita, come capita sovente.

Ti abbraccio e il mio grazie, mio e di Andrea che sorride compiaciuto da tanta gloria.

Noi  Pinketts non amiamo piangere ma costruire e questo pensiero lo riferiamo anche a te. Vuoi farne parte anche tu?

Milano, 13 agosto 2022

Mirella Marabese Pinketts
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Segue link edizione online:
https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/22_agosto_12/andrea-g-pinketts-romanzi-bar-notti-artisti-dedica-mamma-mirella-il-giorno-suo-compleanno-5b1427d4-1a45-11ed-a4ca-24dcb38fef4d.shtml?&appunica=true&app_v1=true

Giacomo Papi, 'Italica'

Novecento, secolo palpitante di genialità, di cultura, di revival letterario e profetico.

Sono una donna fortunata, nel libro di Giacomo Papi, 'Italica' edito da Rizzoli, che mi arriva dal Festival AGNOIR di Andora, dove, ancora una volta, Andrea è stato ricordato e dove è stato presentato il libro prestigioso di Giacomo che con i suoi trenta racconti scelti dai nostri scrittori più famosi, ho rivisto tanti nomi conosciuti, letti e divorati in passato, che fanno parte del mio bagaglio culturale.

Leggendo ho ritrovato, mai spariti dalla mia memoria, La signorina e l'accalappianani, un racconto di Andrea che va oltre il valore letterario. E' singolare, è originale, dove ha preso dimora la fantasia scintillante e pirotecnica di Andrea. Nonostante alcuni personaggi siano sopra le righe, si parla anche d'amore. Un amore parossistico ma che, non per questo, non rende il suo lato romantico. Il primo amplesso d'amore della nana vergine è furioso e di un furioso partner, che la lascia incredula, tanto da provocare in lei uno stupore attonito, poco compiaciuto. Il bisogno carnale di fissare quell'amplesso nel tempo perché il turgore della pelle non si illividisca. L'estasi animalesca del momento. Ma era questo il tanto vagheggiato amore?

Il sudore condiviso, la quiete dopo la tempesta, la prese così viva da prendere una decisione drastica e senza ritorno. Tagliò la gola al partner e attese che il sangue fluisse da quel corpo, Carpe diem.

 

Nomi celebri sono impressi sulla carta.

Una carrellata di celebrità, alcuni presenti, altri un po' appannati dalla memoria.

Curzio Malaparte, la cui malinconia e solitudine ha lasciato in me un eco visibile nel tempo; Italo Calvino; Piero Chiara, con i suoi personaggi, magari talvolta lascivi, pittoreschi; Giorgio Scerbanenco che diede alla scrittura di Andrea un'impronta indelebile; Natalia Ginzburg che ci ha irretiti nelle sue saghe familiari, e tanti altri nomi celebri che ci hanno donato emozioni, il cui ricordo e contenuto umano sono lezioni di letteratura.

C'è però un nome che mi attrae, mi avvince, mi strega. E' Dino Buzzati.

I Sessanti Racconti sono un libro ormai sciupato e ingiallito dal tempo. Hanno la mia impronta che ne serba il ricordo. Questo libro mi ha accompagnato per tutta la mia lunga vita. Inviti superflui (da Sessanta racconti) è il disagio di vivere, della delusione di rapporti . Dino è un poeta delle montagne che era accompagnato, in questo racconto, da una compagna la quale non vede, non palpita, non gioisce dei fili d'erba, delle nuvole che giocano creando immagini, stati d'animo.

Una compagna che parla un altro linguaggio. La sua donna non vede, non gioisce, per questo gli inviti sono superflui.

Ognuno di noi ha sofferto di questi inviti che il partner, sia uomo o donna, ha ritenuto superfli.

E' cosi bello sognare e vedere quello che gli altri non possono vedere, ma è un privilegio che ci fa sentire ancora più soli.

Io amo il mistero di Buzzati, la sua magia. Quando mancò Dino, Montanelli scrisse: "Come faremo a vivere senza le sue fate, i suoi folletti, i suoi gnomi, le sue magie", ma Dino non è andato via, come Andrea, come quasi tutti i nomi elencati nel libro di Giacomo. 

Caro Giacomo, ti ringrazio del dono gentile e della dedica affettuosa. Sì, Andrea è un grande scrittore. Ti abbraccio, la mamma.

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Italica

Giacomo Papi

Il Novecento in trenta racconti(e tre profezie)

Da Calvino a Tondelli,i nostri ultimicent’anni raccontatidai grandi maestri.

“La letteratura è un documento. Questo libro ricapitola gli ultimi cent’anni attraverso le voci e gli sguardi degli scrittori e delle scrittrici che erano vivi mentre quei fatti accadevano.” Si apre così questa vertiginosa raccolta in cui Giacomo Papi intreccia trenta magnifici racconti italiani con una sua personale lettura del Novecento, fatta anche di statistiche, relazioni parlamentari, articoli di giornale. Leggeremo capolavori di Natalia Ginzburg, Primo Levi, Elsa Morante, Malaparte, Fenoglio o Ortese, e intanto scopriremo quanto costava un chilo di pane nel 1958 o quanto erano alti i soldati di leva nel 1940, quante case si costruirono negli anni Cinquanta e quante donne si laurearono nei Sessanta. Ascolteremo un transgender parlarci della sua vita in un racconto di Mario Soldati del 1929, conosceremo le prostitute spedite in manicomio nel Ventennio e andremo in gita con Fantozzi alla Fiera di Milano. Incontreremo autrici di grande interesse letterario, come Mura, Paola Masino, Anna Rinonapoli, Leda Muccini e Rosa Rosà.La Grande guerra, il fascismo, le leggi razziali, la Liberazione e la Repubblica, la riforma agraria, le fabbriche e gli impiegati, la legge Merlin, la mafia, il calcio, i computer, la pillola, il terrorismo, l’eroina, la valanga di Mani pulite fino alle navi cariche di migranti. Tutto questo, e molto altro, ha segnato il Novecento e continua a condizionarci perché fa parte di noi. E come in un film in bianco e nero che pian piano, mentre la pellicola scorre, diventa a colori, Giacomo Papi ci accompagna lungo il secolo fino alle tre profezie finali, dove appare il nostro presente.

 

Oggi, 12 agosto, nasceva Andrea.

È il dodici di agosto.

La tua Milano, la nostra Milano, è avvolta in un silenzio irreale. Sembra immersa in una nuvola.

Non ti piaceva il silenzio, Andrea.

Dove sei ora, credo che il silenzio non esista.

È animato da un trionfo di ricordi, dalle presenze, dalle mille voci che danno vita all'etere e lo rendono palpitante come un cuore che pulsa. Sei tu, Andrea, con tutti gli affetti, gli amori, che hanno dato spazio alla tua vita?

Lo scintillio delle stelle. Non si spengono queste stelle, bambino mio.

La loro voce è abbacinata come i ricordi di chi ti ha amato, come il rimpianto di chi è rimasto, come la nostalgia che fa male al cuore.

Non passa, sai, la nostalgia.

Io credevo, come è facile credere e illudersi, che quella mancanza lascerà il posto a un tranquillo dolore senza spine.

Non esiste, è un luogo comune che il tempo sia un grande medico, una mano presa come una carezza leggera rendendo i suoi spazi accettabili, come sopiti.

Vedi, invero, il tempo invece acuisce le distanze, affila i suoi aculei penetrando nelle ferite lacerandole senza pietà e senza la possibilità di essere rimarginate.

Lo sgomento nel quale ci hai lasciati, la perdita della tua vitalità vivifica, l'eco trionfante della tua voce, delle tue risate, come amavi ridere! Nella tua filosofia di vita, come tu la volevi, come l'hai vissuta.

Oggi, dodici agosto, la nostalgia ha prevalso sullo sgomento, sulla mancanza.

È un pozzo senza fondo. Perdonami.

Che il cielo ti doni, della mamma i sospiri, della tua quiete la nostra quiete.

AGNOIR Festival 2022 - Andora 5/9 luglio

Onore ad Andora, dove ogni pietra è rovente per il sole, padrone che attira l'alito del mare, profumato di bellezze naturali ma anche culturali. La cultura aleggia ad Andora come il vento del ricordo.

Onore a Christine, la regina, che ha portato questo festival all'ottava edizione con l'intervento di personaggi illustri di grande spessore che sanno dare al nome follia la collocazione professionale, umana e veritiera.

Andrea partiva per Andora con l'entusiasmo di un ragazzo, ma era un ragazzo, e sarebbe rimasto tale se un vento crudele non avesse intristito i suoi petali (Spoon River di Edgar Lee Master).

Nel 2018 partecipò all'edizione della rassegna letteraria AG NOIR con l'entusiasmo di sempre. Era stremato dalla malattia ma voleva dare al festival un addio dignitoso. So che Andora lo rievoca, in questa sua veste di apprezzamento del suo coraggio, con rimpianto e ammirazione.

Il tema di questa ottava edizione è la follia, un orologio svizzero perfetto che scandisce il tempo con la massima precisione e assolve il suo compito. Accade, purtroppo può accadere, un corto circuito mentale che altera il sincronismo e l'equilibrio dell'orologio e ne sorgono conseguenze drammatiche, ferali, in grado di provocare delitti e troncare delle vite in fiore.

Il caso, più recente, della giovane madre che ha ucciso la propria bambina; l'efferato delitto consumatosi a Bolzano per mano di un figlio, complice il fiume Adige che ha accolto le spoglie dei suoi genitori. Questa è la follia. Sgomento, pena, angoscia, stupore e, forse, in futuro il perdono come nel caso di quel meraviglioso padre che ha seguito il delitto che la figlia aveva compiuto troncando la vita della propria madre e del fratellino, lasciandolo solo.  E' stato capace il grande uomo di perdonare e di assistere la figlia malgrado il parricidio da lei commesso. Ha sublimato il suo dolore seguendo la figlia nel lungo periodo di riabilitazione donandole soprattutto amore e speranza nel futuro.

Ringrazio Christine e tutta l'équipe dell'AG NOIR per l'invito esteso al prestigioso scrittore Giacomo Papi e a Cecilia Scerbanenco che nel libro Il fabbricante di storie. Vita di Giorgio Scerbanenco, del padre ne rievoca la grandezza, la passione, la fantasia.

Giacomo Papi ha raccolto nel suo libro Italica -  Il Novecento in trenta racconti(e tre profezie), i migliori trenta racconti del Novecento, facendoci un dono inestimabile. Fra loro vi ho ritrovato, compiacendomi con stupore rinnovato e ammirato, la gioiosità di tanto talento del racconto La signorina e l'accalappianani di mio figlio Andrea G. Pinketts.

E' il caso di dirlo: a parlare di Andrea, del suo valore letterario e umano, Cecilia e Giacomo ne rievocano le gesta.

Un sorriso, più sorrisi nella lettura. Non è facile sorridere per mamma Pinketts, grazie Andrea.

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https://festivalagnoirandora.it/edizione-2022/

La panchina solitaria

Può una panchina essere gioiosa, felice, accogliente come un nido di morbide piume che ride sotto il sole? Può e, in alternanza, il rovescio della medaglia il cui oro si è sbiadito, non brilla più. Il tempo che passa è stato inclemente ma il tempo è sempre inclemente.

Da un po' di tempo riaffiora in me il ricordo di quella panchina, della sua, della mia solitudine. Ero una giovane ragazza e avevo accanto il calore, gli abbracci e le carezze di un gigante biondo. Un atleta. Era appena tornato da Helsinki in Finlandia per i giochi olimpici del '52.

Il suo profumo di giovinezza, di erotismo controllato (come si usava a quei tempi) mi stordiva, immersa com'ero in quell'atmosfera che ti brucia sulla pelle e non solo sulla pelle.

Il tempo felice passò, l'ardore si spense, la panchina conservò a lungo il calore di quell'amore finito, se mai era stato amore. La panchina rimase vuota, ferita.

Da qualche tempo m'intenerisce il cuore, il ricordo della fine di quel tempo felice e di quella panchina, dove vissi i primi palpiti della pelle, del cuore, della mente, della fantasia.

Passarono dieci anni. La vita, con le vicende sempre alterne, cancellò quel sentimento lasciando spazio ad altri amori fugaci o duraturi, non so. Non si può misurare l'amore con una clessidra distratta, né l'intensità di una storia, né la durata.

Ma avvenne che nel mese di agosto io tornassi in quella città assolata, quasi implacabile nel suo sole estivo. Tornai e mi sovvenne qualcosa. Salutai le fronde degli alberi annosi che proteggevano da sguardi indiscreti il piacere di quel sentimento che avvinghiava me e il mio atleta biondo di cui naturalmente, come sempre accade, avevo perso ogni traccia. Era ferragosto e la città, assonnata di suo, era silenziosa, come indifferente a quanto accadeva nelle spiagge, sui monti, tutti presi dal desiderio di voler dare una veste ludica a quella giornata. Io, attraverso il parco, salutai gli alberi che avevano proseguito senza di me e ritrovai la mia, la nostra panchina. Mi prese allora una profonda malinconia per tutto quello che il tempo mi aveva rubato. La solitudine che quasi sempre è una ricchezza, m'invase e mi lasciai trasportare dai ricordi, accarezzai la panchina e mi parve di sentire le assi quasi cigolare. Erano stati i temporali, la pioggia, il freddo, che l'avevano dissestata.

Tornai allora alla mia realtà, ai rumori accoglienti della città, alla metropolitana che ti abbracciava rudemente e fragorosamente con una carezza, un abbraccio cosmico. Ma era una premonizione questo mio sentimento che ancora custodivo. Erano passati dieci anni, ero diventata mamma e tornai nel parco verde da dove sulla famosa panchina tu giocavi. Ero radiosa di quell'amore nuovo che cancellava tutti gli altri. Era agosto e non tornai più in quella città. Intorno a me si era fatto il vuoto.

Il tempo ha stravolto il passato lasciando solo una scia talvolta luminosa come un fuoco d'artificio fugace e illusorio la cui intensità si è attenuata fino a scomparire. Ora mi avvolge il silenzio e l'assenza.

La panchina dei miei sogni di fanciulla innamorata sarà ormai divelta così come lo è stata la nostra vita da quando tu, Andrea, mio figlio bambino, sei andato via.

Mi piace pensare che alle spalle di ognuno di noi ci sia una panchina solitaria.

Mystfest - Cattolica 13/19 giugno 2022

L'aria a Cattolica è satura di parole, di pause. In letteratura come in teatro, le pause sono indispensabili. Come i sospiri, come le attese. Un invito ad ascoltare, a partecipare a quelle emozioni che a Cattolica durante il festival attendono come un tripudio di letteratura, di cultura, di conoscenza.

A seconda dello scrittore che presenta un suo libro le voci si fanno assordanti, assetate di esprimersi. Ma in mezzo a questo esprimere le proprie emozioni, a dare corpo a fantasie, io odo la tua voce Andrea. Chiara, forte anche se l'emozione dà qualche vibrazione. Cattolica ti appartiene, figlio fanciullo. L'hai amata tanto, ti ha dato tanto per parecchi anni e il ricordo vibra ancora adesso anche se il tempo è nemico dei ricordi. Il tempo tende ad attenuare la dolcezza, il rimpianto, la nostalgia. A sfumare l'intensità, il vigore della parola.

Ma rimane la marea dei tuoi amici che come tu hai scritto:

Gli amici sono coperte.

Coperte termiche d'inverno e fresche lenzuola d'estate.

Senza amici sei nudo. E chi ti vuole bene comincia a coprirti. Ti copre tutta la vita.

Gli amici sono il tuo senso della frase.

Nell'anno che corre 2022 la tua generosità di uomo e di scrittore eccelso ha portato al festival di Cattolica un nome prestigioso: l'Ambrogino d'oro. Un'onorificenza del Comune di Milano a personaggi illustri che hanno onorato la città. L'Ex Sceriffo di Cattolica oggi Ambrogino d'oro, un salto di qualità e di prestigio.

Andrea, figlio bambino, ha oggi l'onore di essere presente al suo mentore ideale, Giorgio Scerbanenco al quale è dedicata questa serata con la presenza dell'amata figlia Cecilia che rievoca le tappe della faticosa carriera del padre, culminata da tanti successi letterari, da libri che il tempo impreziosisce di valore e ricchezza spirituale. Io, tua madre, e Cecilia ti abbracciamo nel ricordo dei nostri amati perduti, astri luminosi nel cielo della letteratura. E questa sera, luci fulgenti nel cielo a Cattolica.

Cecilia, tuo padre contribuì ad alimentare, in Andrea, il grande amore per la letteratura e per i pensieri.

Giorgio, tua figlia Cecilia riceverà dalle mani anche se incorporee di Andrea, il IV Premio Andrea G. Pinketts in collaborazione con l'Associazione Andrea G. Pinketts. Mai carezza fu più lieve.

Cecilia, ho avuto anche l'onore in passato di conoscere la tua mamma che come tuo padre che stasera tu rappresenti, è spiritualmente legata ad Andrea di cui conosceva il valore. Mi piace pensare che vedeva il suo futuro brillante come scrittore, uomo, amico. Ricordo il suo abbraccio a Le Trottoir.

Questo festival che si rinnova e continua negli anni è l'immagine della perfetta organizzazione di Simonetta e della Giunta Comunale.

La partecipazione umana e commossa della gente, mai dimentica, della generosa Romagna. Cuore, sentimento, ricordo, presenza fisica e spirituale. Anch'io ci sono con la memoria e la conoscenza.

Memoria, buona vita, futuro.

 Mirella Marabese Pinketts